Concordato Preventivo

Moda, c'è ancora tempo per salvare Corneliani


La Corneliani non è ancora spacciata. Il Tribunale di Mantova ha concesso la proroga del concordato in bianco, scaduto il 15 gennaio, dando di fatto tempo utile fino al 15 aprile al potenziale acquirente dell'azienda di abbigliamento maschile, l'imprenditore Marco Boglione. Già titolare di Basicnet, gruppo aziendale italiano che opera nel settore dell'abbigliamento, delle calzature e degli accessori ed è quotato dal 1999 alla Borsa Italiana, Boglione ora potrà concretizzare sulla carta, quindi con numeri, cifre e piani di sviluppo, quella che sinora è stato il forte interesse da lui manifestato al commissario giudiziale (con tanto di visita presso gli stabilimenti italiani ed europei). Corneliani, controllata da InvestCorp, versa in profonda crisi dall'autunno 2019. "Ritengo positivo questa decisione della commissione del Tribunale di Mantova che dà la possibilità all'azienda di avere ulteriori 90 giorni per meglio approfondire e definire il contatto che oggi è presente, relativo alla società Basicnet", è il commento di Gianni Ardemagni, segretario generale Femca Cisl di Cremona e Mantova. Il sindacalista, intervistato da Ansa, spiega che la produzione per ora prosegue: "si stanno completando le attività per stagione primavera-estate e si sta definendo il campionario per la stagione autunno-inverno. In questo senso è importante che anche le attività produttive possano continuare al fine di poter consegnare ai negozi i capi confezionati ed evitare che altri concorrenti prendano quote di mercato oggi in mano a Corneliani". Nelle scorse settimane, tramontato l'interesse per l'eventuale acquisizione dell'azienda italiana di menswear da parte della società inglese Blackwood Fashion Investments Limited, che aveva ritirato la propria offerta d'acquisto ammettendo di non essere in grado di supportarla con le adeguate evidenze e garanzie richieste, Boglione si era rifatto sotto. Anche per questo, essendoci un interesse concreto e reale, il Tribunale ha concesso l'ulteriore proroga. Corneliani a fine giugno 2020 era stata ammessa dal tribunale di Mantova al concordato preventivo in bianco. Dalla prima scadenza fissata al 15 novembre 2020 si era passati a quella di gennaio ed oggi all'ulteriore iniezione di fiducia di 90 giorni che è stata accolta ovviamente con gioia dai lavoratori. La speranza, d'altronde, è l'ultima a morire, soprattutto se c'è un imprenditore a capo di una quotata che già opera nel settore interessato a rilevare l'attività. Nel luglio 2020, come ricorda il sito economico BeBeez, il Mise aveva stabilito di erogare 10 milioni di euro a Corneliani, attivando di fatto, per la prima volta, il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa previsto dall’art. 43 del Decreto Rilancio. Il fondo è finalizzato al salvataggio e alla ristrutturazione di imprese titolari di marchi storici di interesse nazionale e delle società di capitali con almeno 250 dipendenti che si trovino in uno stato di difficoltà economico-finanziaria. Quei 10 preziosi milioni, tuttavia, non sarebbero ancora arrivati. Fondata nel 1958 dall’omonima famiglia, oggi Corneliani è controllata da Investcorp al 51,4%, mentre la terza generazione della famiglia (Cristiano, Corrado e Stefano Corneliani) possiede il 48,6%. Investcorp, fondo di investimento del Bahrein, che negli anni Novanta è stato azionista di Tiffany e Gucci, aveva rilevato il 51,11% di Corneliani nel giugno 2016. A inizio marzo 2020, Investcorp ha effettuato un nuovo aumento di capitale da 5,5 milioni di euro per finanziare il piano di ristrutturazione, piano che stava dando i suoi primi frutti, ma il coronavirus ha bloccato la produzione e costretto alla chiusura dei punti vendita. La crisi aziendale, però, è precedente al Covid. La società aveva chiuso il 2018 con 108 milioni di euro di ricavi consolidati e una perdita di 12,1 milioni di euro (da una perdita di soli 2,6 milioni), con una posizione finanziaria netta che era peggiorata a 16,4 milioni di euro (da 4,3 milioni), a fronte di investimenti per 5,6 milioni di euro sostenuti nell’anno. A fronte di questi numeri, nel novembre 2019 l’azienda aveva presentato un piano da 130 esuberi, concentrati nello stabilimento di Mantova, dove lavorano 454 persone.


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