Concordato Preventivo

Cin e Moby hanno depositato la domanda di concordato preventivo


CIN è una compagnia di navigazione, con sede in Italia. Fa parte del gruppo Onorato che, per cercare di risanare l'azienda, nel tentativo di evitare il fallimento ha deciso di presentare la proposta di concordato preventivo. Nella giornata di martedì scorso per evitare il fallimento Moby, altra società di navigazione del gruppo Onorato, ha seguito la stessa trafila giuridica. Toccherà ora ai giudici ammettere o meno queste due proposte. In caso di una loro approvazione avrà inizio la procedura destinata a soddisfare i creditori. Si eviterà quindi il fallimento di queste due società che potranno continuare a effettuare il servizio di navigazione. Saranno così salvati come seimila posti di lavori.

Una lunga vicenda cominciata nel 2008

Questa è solo una delle tappe di una lunga e complicata vicenda che ha visto come protagoniste, in termini negativi, le due società di navigazione. Forse i giudici non si aspettavano di ricevere quasi in contemporanea queste due richieste di concordato depositate per evitare il fallimento Cin e Moby. La complicata vicenda coinvolge anche la Tirrenia, società acquistata da CIN nel 2012 che ha fatto seguito alla privatizzazione stabilita dallo stato. Vincenzo Onorato, uno dei più noti amatori italiani, si è ritrovato così ad avere tra le mani un grosso problema eppure fino a poco tempo fa le due aziende godevano di un'ottima reputazione e trasportavano milioni di turisti italiani e non.

Il concordato preventivo rappresenta, forse, uno dei momenti principali, se non l'atto finale, di questa intricata vicenda di storia marittima italiana. In seguito ad anni di gestioni che possiamo definire un po' troppo allegre, il governo Berlusconi, correva l'anno 2008, decise di dare inizio a tutte le necessarie procedure per dare il via alla dimissione della partecipazione statale in questo settore. La prima gara, tenutasi nel 2010, non ebbe esito positivo. Un anno dopo fu poi indetta una seconda gara con lo scopo di privatizzare questo ramo aziendale. Quest'ultima asta fu chiusa nel mese di maggio e a il vincitore fu proprio il gruppo CIN. L'acronimo indica Compagnia italiana di navigazione.

Le tappe verso il concordato preventivo

Come si è arrivati al concordato preventivo? Facciamo un passo indietro: la Tirrenia, quando venne privatizzata, annoverava debiti per un totale di 520 milioni di euro. Il neonato gruppo CIN riuscì ad aggiudicarsela mettendo sul piatto una cifra pari a 380 milioni. A quel punto decise d'intervenire l’Antitrust europeo, che evidenziò una posizione dominante per via dell’elevata quota di mercato posseduta dal gruppo. Così due degli armatori Aponte e Grimaldi abbandonarono la società che divenne una partecipata al 40% da Moby, al 30% a un fondo intitolato Clessidra, al 20% al Gruppo investimenti portuali, e al 10% a un imprenditore privato. Dei 380 milioni di euro offerti, ne furono versati 200 al termine dell’operazione, mentre i restanti 180 sarebbero stati versati in seguito come stabilito.

Vincenzo Onorato, nel luglio del 2015, completò tutte le procedure necessarie per potare a termine l’acquisizione da parte di CIN. Liquidò così i soci con 100 milioni di euro così distribuiti: 80 milioni furono destinati al gruppo Clessidra mentre i restanti 20 andarono ai due soci di minoranza. Nel 2016 Onorato, che possedeva sia Moby che Tirrenia, rifinanziò i 560 milioni di euro. Con un bond, cioè un prestito obbligazionario coprì 300 milioni, la sua scadenza è fissata nel 2023 mentre la cedola al 7,75%. Altri 200 milioni vennero rifinanziati da un pool d'istituti bancari comprendenti Banca Imi, Banco Popolare e Unicredit. I restanti 60 milioni furono invece finanziati tramite una linea di credito.

Per restare competitivi

L'adozione di quel mega-bond, come già riportato da Carlo Festa, esperto giornalista de Il Sole 24 Ore pesa tutt'ora come un macigno sulle finanze del gruppo che all'epoca avrebbe, forse, potuto ricorrere ad altri strumenti finanziari. Ma è altrettanto vero che, all'epoca dell'emissione, l'obiettivo principale del gruppo era quello di andare a competere con il gruppo Grimaldi su alcune rotte, strategia che affiancata a queste mosse finanziare ha portato alla complicata situazione di oggi. L'insieme di queste azioni vennero promosse come uno sforzo per dare continuità territoriale, cercando di favorire e di non portare svantaggi alle persone che abitano sulle isole e che si spostano con navi di Moby, Cin o Tirrenia.

La perdurante crisi economica a cui si aggiunge l’aumento dei costi del carburante e gli effetti dell'attuale pandemia hanno inevitabilmente portato al concordato preventivo. Già l'anno scorso, nel mese di luglio 2020 due delle più importanti compagnie di navigazioni italiane, cioè Moby e CIN, si appellarono alla legge fallimentare. Le due società avanzarono, presso il tribunale di Milano, una richiesta di concordato in bianco. Con questa modalità, un’azienda dichiara l’intenzione di ristrutturare il proprio debito per evitare il fallimento, presentando in contemporanea un proprio piano economico, della durata di sei mesi, da sottoporre ai creditori nel giro di sei mesi. Però fino al 15 aprile del 2021 CIN non ha presentato nessun piano e così la procura di Milano ha chiesto il fallimento.

6000 posti di lavoro a rischio

Durante lo scorso mese di maggio si era diffusa la notizia riguardante la richiesta di concordato da parte di CIN. Questa mossa avrebbe dovuto evitare il fallimento, cerando di salvaguardare migliaia di posti di lavoro. Per questo motivo nella data dello scorso 6 maggio il tribunale milanese ha deciso di concedere un rinvio per dare tempo alla società di stabilire un accordo di ristrutturazione del debito riguardante i 180 milioni. L’accordo, che sembrava essere fattibile, è invece saltato all'ultimo. Sono però continuati i tentativi dei commissari di recuperare i crediti tanto che a giugno hanno citato il gruppo Onorato in giudizio sostenendo che Cin sia in dissesto finanziario proprio a causa di Moby.

Il concordato preventivo per evitare il fallimento

Anche se la situazione si presenta molto instabile, le linee di collegamento marittimo coperte da queste società al momento sono ancora in funzione e, anzi, sono state potenziate proprio in vista dell’estate. Durante gli ultimi mesi i sindacati si sono detti più volte preoccupati per la posizione dei seimila dipendenti e hanno più volte chiesto al governo un confronto per avere delle certezze a riguardo del futuro lavorativo dei dipendenti Cin. I rappresentanti sindacali non vogliono entrare nelle vicende giudiziarie. Chiedono solo la tutela di un servizio utile ai turisti e agli abitanti delle isole, senza dimenticare che ogni piano di riorganizzazione non deve ridurre i diritti e mettere a repentaglio la sicurezza dei lavoratori.

Foto: Ansa


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