Legge Fallimentare

Procedura fallimentare


Dalle ipotesi di incompetenza del Tribunale, alle ipotesi di conflitto positivo di competenza, fino alla obbligatorietà della convocazione del debitore in udienza, sono aspetti che compongono la procedura fallimentare.

Il Tribunale competente a pronunciare sentenza dichiarativa di fallimento è, ai sensi dell'art. 9 comma 1 della Legge Fallimentare, quello del luogo in cui ha la sede principale l'impresa gestita dall'imprenditore sottoposto a procedura fallimentare. L'art. 9 L.F. è stato profondamente modificato dalla riforma del 2006. Il legislatore della novella ha modificato il secondo comma della norma stabilendo che non rileva, ai fini della determinazione della competenza del Tribunale, l'eventuale trasferimento di sede dell'impresa. Non rileva, in particolare, il trasferimento che sia stato effettuato nell'anno antecedente all'esercizio dell'iniziativa di impulso della procedura fallimentare. Resta ferma, inoltre, la possibilità di dichiarare in Italia il fallimento di un'impresa che ha la sede principale all'estero e se è all'estero che è stata emessa sentenza di fallimento.

Il fallimento: la competenza del Tribunale dopo la riforma del 2006

In seguito alla riforma del 2006, il legislatore ha risolto alcuni dubbi interpretativi e di applicazione delle precedenti norme disciplinanti il problema della competenza del Tribunale. In particolare, sono state disciplinate le ipotesi di incompetenza (art. 9-bis L.F.) e il conflitto positivo di competenza (art. 9-ter L.F.). Esaminiamo le due ipotesi modificate dalla riforma del 2006.

Le ipotesi di incompetenza ex art. 9 bis L.F.

La legge stabilisce che, nel momento in cui venga accertata l'incompetenza del Tribunale, gli atti debbano essere trasmessi immediatamente con decreto al Tribunale dichiarato competente. Quest'ultimo, entro 20 giorni, dispone che sia proseguita innanzi a sè la procedura fallimentare. Il Tribunale competente, inoltre, nomina anche il curatore ed il giudice delegato.

Conflitto positivo di competenza ex art. 9 ter L.F.

Nell'ipotesi in cui il fallimento sia stato dichiarato da più Tribunali, la legge stabilisce che il procedimento debba proseguire dinanzi al Tribunale competente che si è pronunciato per prima. E' a questo Tribunale, infatti, che il Tribunale che si è pronunciato successivamente, dovrà trasmettere tutti gli atti della procedura.

Il fallimento: la convocazione obbligatoria del debitore

L’art. 15, comma 1, della L.F. (“Istruttoria prefallimentare”) stabilisce che il procedimento fallimentare si svolge dinanzi al Tribunale in composizione collegiale a cui si applicano le disposizioni previste per disciplinate i procedimenti in camera di consiglio. A seguito della riforma del 2006, il legislatore ha disciplinato tutto il procedimento per la dichiarazione di fallimento. E' stata disciplinata ex novo anche la convocazione del debitore. Prima della riforma, infatti, vi era solo la facoltà di sentire il debitore in camera di consiglio. Tale facoltà, senza dubbio, non riusciva a garantire l'effettivo contraddittorio tra le parti. A seguito della riforma, proprio per garantire e rispettare il contraddittorio tra il debitore ed il soggetto che ha proposto istanza di fallimento, è stato stabilito un preciso obbligo di convocazione per il Tribunale. Quest'ultimo, infatti, deve con decreto apposto in calce al ricorso, convocare sia il debitore che i creditori della procedura fallimentare.

Il procedimento fallimentare: la notifica del ricorso

Per snellire e semplificare l'intera procedura, la legge di riforma ha stabilito che la notifica del ricorso e del decreto apposto in calce debba essere effettuata, a cura della cancelleria, all'indirizzo di posta certificata del debitore. Tale indirizzo dovrà risultare dal registro delle imprese oppure dall'indice nazionale degli indirizzi di posta dei professionisti e delle imprese. Il fallimento: l'udienza e i termini ex art. 15 L.F. Il secondo e quarto comma dell'art. 15 della Legge Fallimentare stabiliscono che l'udienza debba essere fissata non oltre 45 giorni dal deposito del ricorso. Inoltre, tra la data di udienza e quella di notifica, deve passare un termine non inferiore ai 15 giorni. Il decreto, infine, fissa un termine non inferiore ai sette giorni prima dell'udienza: questo termine consente alle parti di depositare documenti, relazioni tecniche e di presentare memorie. Pe particolari motivi di urgenza, il Tribunale può disporre che questi termini siano abbreviati. L'audizione delle parti, inoltre, può essere delegata dal Tribunale al Giudice relatore. Sempre il Tribunale, poi, può emettere su istanza di parte tutta una serie di provvedimenti cautelari o conservativi che vadano a tutelare e a garantire il patrimonio dell'imprenditore oggetto del procedimento fallimentare. Le parti possono,inoltre, nominare propri consulenti tecnici. Infine, l'ultimo comma dell'art. 15 L.F. stabilisce che non possa essere dichiarato il fallimento dell'imprenditore quando l'ammontare dei debiti non pagati e scaduti sia inferiore a 30.000 euro. Questo importo dovrà risultare dagli atti dell'istruttoria prefallimentare ed è ovviamente suscettibile di aggiornamento periodico in base alle variazioni degli indici Istat.