Fallimento

Fallimento Viareggio Porto e Forlì


La Viareggio Porto potrebbe risalire secondo i giudici del Tribunale di Lucca. Si tratta della società comunale che ha al suo interno otto dipendenti e si occupa di gestire le banchine della Madonnina.
La riserva del collegio è stata sciolta dal presidente Giulio Giuntoli. La proposta di concordato preventivo che era stata depositata dagli avvocati, i quali avevano ricevuto l'incarico dal commissario liquidatore Arabella Ventura.
Tale scelta è riuscita ad evitare il fallimento (che era stato richiamato, tra le altre cose, da un creditore chirografario che sarebbe riusciuto a pagere, forse, solo dopo tutti gli altri creditori) e, nel frattempo, dischiude conduce l'azienda ad un possibile rilancio che potrebbe arrivare a soddisfare creditori. La convocazione dei creditori avverrà il 29 ottobre.

L'apertura della procedura di concordato preventivo

I magistrati di Lucca, nell'aver deciso di dare il via alla procedura di concordato preventivo ha riconosciuto che fosse possibile andare a continuare l’attività d’impresa  la possibilitàche potesse intervenire un soggetto privato, laddove i giudici sostengono che sia stata già presentata una manifestazione d'interesse, che andrebbe a migliorare la situazione creditoria, infatti i creditori potrebbero essere soddisfatti.
I magistrati di Lucca nel loro prendere una decisione hanno riconosicuto che i tecnici contattati per la liquidazione nominati dal liquidatore Ventura hanno fatto un ottimo lavoro per evitare che sulal Viareggio Porto potesse essere tirata giù la serranda del fallimento.
Se gli avvocati chiamati avessero effettuato i pagamenti come specificato da alcune forze politiche nel corso dei mesi recenti,  il decreto ingiuntivo presentato dalla Dinelli Costruzioni (dal valore di 165mila euro) e la società avesse ottento la dichiarazione di fallimento, ci sarebbe sicuramente stata un'accusa di bancarotta preferenziale. I giudisi lucchesi hanno quindi stabilito che il piano che è stato presentato dagli avvocati chiamati dal commissario liquidatore, permette ai creditori di avere un consenso informato sulla convenienza della proposta, anche rispetto al possibile fallimento.
Non arriva, dunque, un colpo duro per la Viareggio Porto, ma sarà possibile ricorrere all'intervento dei soci privati che hanno un interesse alla partecipazione ad una nuova gara, per cedere le quote societarie. L'operazione vale circa 4 milioni e mezzo di euro che permetterebbero, data la manifestazione d'interesse che fu richiamatad agli stessi giudici, di potere effettuare un ripanamento dei debiti societari e dare il via a quel percorso per realizzare e ristrutturare gli impianti, le attrezzature e i servizi che possono fornire una sorta di continuazione dell'attività fino ad arrivare al 2020, quando la concessione sarà scaduta.
Tale percorso era quello a cui si era rivolto l’ex commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo che, al fine di poter salvaguardare la società aveva deciso di nominare un liquidatire e assieme aveva deciso di lavorare con la Regione ad un progetto di condivisione che dovesse riservare assieme al Comune, Regione e soci privati.
Il procedimento potrà essere aperto fornendo una speranza ai dipendenti della Viareggio Porto, assieme a 500 della Madonnina e ai creditori. Il futuro può essere ancora scritto.

Intanto la Guardia di Finanza di Forlì ha sottoposto a sequestro l'attività di tre società per raggiungere somme pari a 45 milioni di euro nelle indagini relative alla Fulgor Libertas Basket Forlì, che sono dirette alla ricostruzione degli eventi che precedono al ritiro della squadra dal campionato di serie A2 Gold ed al possibile fallire delle società. Sono state iscritte circa cinque persone nel registro delle indagini. Sono tutti reati contro il patrimonio, fallimentari, societari e di falso. Le indagini sono state sottoposte al coordinamento dal procuratore Sergio Sottani e dal pm Federica Messina. Le fiamme gialle di Forlì  hanno deciso di sequestrare le azioni di tre società: ovvero, sono state sottoposte a sequestro milioni di euro di azioni della Fulgor Libertas, che corrispondono all’ammontare delle partecipazioni azionarie che hanno ad oggetto il fittizio aumento di capitale che ha così permesso la trasformazione della società da Srl in Spa nel luglio 2014.
Sono stati sottoposti a squestro, inoltre, circa 27 milioni di euro di azioni del Gruppo Industriale Chirisi-Boccio.  Il capitale sociale nel luglio 2013 era cresciuto attraverso i conferimenti relativi alle polizze assicurative a ai bond svizzeri che erano stati inviati dalla Mbc Swiss Sa, società che poteva essere ricondotta Massimiliano Boccio, ex patron della società. La terza società coinvolta è la Safla Spa, società veneta che aveva deciso di cedere ititoli alla Fulgor a settembre e alla quale sono state sottoposte a sequestro azioni per 12 milioni e mezzo di euro.
L'operato della Finanza ha condotto ad accertare che i diversi conferimenti e gli aumenti di capitale erano stati sottoposto a sovrastima dai periti che avevano ricevuto l'incarico. La grossa quantotà di capitale sociale che si è andato a costituire ha permesso agli inquirenti la realizzazione diversi reati, come truffe o fallimenti, al fine di ottenere linee di credito da istituti bancari.