Bancarotta

Configurabilità della bancarotta preferenziale nel pagamento dei tributi


Ilreato fallimentare della bancarotta preferenzialeè una fattispecie delittuosa che punisce quell’imprenditore che, volutamente, preferisce soddisfare alcuni creditori a svantaggio di altri. In definitiva, il reato di bancarotta preferenziale punisce l’imprenditore che viola il fondamentale principio dellapar condicio creditorum.Labancarotta preferenzialeè, in particolare, quel reato fallimentare che maggiormente si concretizza nella prassi: pensiamo all’imprenditore che decide di utilizzare le sue ultime risorse economiche e finanziare per soddisfare i creditori più insistenti.

La norma che disciplina il reato di “bancarotta preferenziale”

L’articolo 216 della Legge Fallimentareindividua il reato dibancarotta preferenziale. In particolare, la citata norma stabilisce che: “(…)è punito con la reclusione da uno a cinque anni il fallito, che, prima o durante la procedura fallimentare, a scopo di favorire, a danno dei creditori, taluno di essi, esegue pagamenti o simula titoli di prelazione".

Bancarotta preferenziale: il bene giuridico protetto dalla norma

Il bene giuridico protettodall’articolo 216 della Legge Fallimentareè ilprincipio della par condicio creditorumprevisto dall’articolo 2741 del codice civile. La citata norma stabilisce che:“I creditori hanno eguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore, salve le cause legittime di prelazione. Sono cause legittime di prelazione i privilegi, il pegno e le ipoteche.”

L’elemento oggettivo nel reato di bancarotta preferenziale

Lacondotta del soggetto agentenelreato di bancarotta preferenzialepuò concretizzarsi nelle seguenti azioni:

  1. eseguire dei pagamenti;
  2. simulare titoli di prelazione a favore di alcuni creditori a danno di altri.

Il pagamento dei tributi può integrare il reato di bancarotta preferenziale?

Abbiamo appena esaminato a fattispecie delittuosa dellabancarotta preferenzialee abbiamo specificato quali sono i comportamenti e le azioni che possono integrare tale reato fallimentare. In questo paragrafo ci chiediamo se ancheil pagamento dei tributida parte dell’imprenditore possa integrare il reato di cui ci stiamo occupando, specialmente nella fattispecie in cui le ultime risorse a disposizione dell’imprenditore poi fallito siano state impiegate per pagare l'Erario.

Ebbene, non possiamo non iniziare il nostro approfondimento citandol'art. 2752 del codice civileche specifica che “hanno privilegio generale sui mobili del debitore”tutta una serie di crediti dello Stato(come, ad esempio, l'imposta sul reddito delle persone fisiche, per l'imposta sul reddito delle persone giuridiche e per l'imposta locale sui redditi…)

Ovviamente, anche nel caso di pagamento dei tributi, ben potrebbero essercialcuni creditori privilegiatiche subirebbero un danno proprio in conseguenza di tale pagamento. Ebbene, sul punto, si è espressa la Corte di Cassazione che, con sentenza n. 5921/2015, ha accolto il ricorso di un liquidatore che aveva considerato come principale la regola dellapar condicio creditorume non aveva trattato in maniera preferenziale l'Erario rispetto ai restanti creditori privilegiati: tale liquidatore, in particolare, aveva soddisfatto i creditori privilegiati “tralasciando” i tributi da corrispondere all’Erario. Nel caso specifico, inoltre, la Suprema Corte riteneva applicabile al liquidatore la scriminante putativa previstadall’articolo 51 del codice penalein grado di escludere il fumus commissi delicti. Ricordiamo che la citata norma prevista dal codice penale esprimeil principio di non contraddizionesecondo cui un fatto che costituisce esercizio di una facoltà oppure di un obbligo (come nel caso specifico del liquidatore) non può, allo stesso tempo, essere qualificato come reato.

Diverso è il caso, invece, delpagamento coattivo del tributo effettuato in seguito ad un provvedimento dell'autorità giudiziaria.Ebbene la dottrina, in questa fattispecie, riconosce lanatura di reato di bancarotta preferenzialea carico di quel debitore che non ha in alcun modo “resistito” – pur avendo tutti gli strumenti per farlo - a soddisfare l’Erario con il solo scopo di favorire il creditore ricorrente a danno degli altri. Secondo la dottrina maggioritaria, infatti, nella fattispecie appena esaminata, non può essere in alcun modo esclusa la“componente volontaristica del pagamento”che è legata strettamente al concetto di preferenza.

La dottrina e la giurisprudenza minoritaria,invece, ritengono che sia invece necessaria – ai fini dell’attribuzione della responsabilità dell’imprenditore e della configurabilità del reato di“bancarotta preferenziale” -la prova di un'intesa fraudolenta “tra i protagonisti del rapporto debitorio giunto in sede giudiziaria”.

Infine, non crea particolari problemi il casodell’adempimento imposto da una sentenza di condanna:tale fattispecie, infatti, rientra nella scriminante dell'adempimento del dovereex art. 51 c.p.che stabilisce che “L'esercizio di un diritto o l'adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica Autorità, esclude la punibilità”.