Concordato Fallimentare

Il concordato per Imco


C'è voluto tempo, ma alla fine la Imco ha ottenuto il suo concordato fallimentare. Si trattadi una delle due holding, assieme a Sinergia, con la quale la famiglia Ligresti controllava Premafin assieme a Fondiaria-Sai, il colosso del ramo Danni che appartiene adesso alla Unipol.

Il tribunale ha deciso di omologare la proposta di Visconti, l'assuntore

La proposta di Visconti, l'assuntore, è stata dunque omologata dal tribunale. Attraverso la società gli azionisti (Unicredit, Ge, Bpm e UnipolSai) andranno a pagare in circa, al massimo, 20 giorni, 28 milioni di euro per cassa i crediti non più oggetto di contestazione:ovvero, stiamo parlando dei crediti chirografari che riceveranno circa il 35% dell’importo dovuto. Mentre gli altri creditori, invece, saranno ripagati con dei beni (titoli in pegno o immobili per circa 200 milioni).
Il dissesto finanziario della Imco non è affatto lieve: si parla di circa 800 milioni di euro, di cui una parte è stata contestata, pari a circa 390 milioni, a cui si rinuncerà; il resto sarà pagato se dopo le controversie presenti saranno riconosciuti come crediti. Il concordato per Visconti è stato redatto dagli avvocati Nardone, Sandulli, Jannaccone, Morandi e Orsenigo.

Eravamo, dunque, rimasti alle vicende del lontano Novembre

Lo scorso 7 Novembre la Procura di Milano aveva effettuato un invito a comparire per concorso in bancarotta a Piergiorgio Peluso, in questo caso per il fallimento della Imco, che è una delle holding attraverso la quale i Ligresti andavano a controllare Fondiaria Sai, la quale era stata dichiarata fallita a giugno 2012.
Nel 2014 la Seconda Sezione Civile del tribunale di Milano ha omologato il concordato fallimentare della società che finirà così in giudicato, divenendo ormai definitivo. Dopodichè, a distanza di neanche quindici giorni c'è stata una decisione sull'omologazione del concordato fallimentare di Sinergia.

La prima proposta di concordato fallimentare della Imco era stata presentata il 7 ottobre 2013

In quella data la Visconti srl era una holding dei creditori principali controllata al 76% da Unicredit e partecipata in quote minori da Bpm, Banca Sai e Ge Capital Interbanca, mentre per Sinergia il deposito era avvenuto il 31 ottobre dello stesso anno. In via successiva, la proposta aveva poi subito delle modifiche.
La proposta che è stata oggetto del concordato ed è stata approvata a tutti gli effetti, prevede un rimborso ai creditori chirografari che raggiunge il 35% del credito vantato nei confronti di Imco, circa 28 milioni di euro che verranno corrisposti entro tre settimane. Rispetto alla prima proposta che è stata depositata nell’ottobre 2013, la modifica più importante fa riferimento alla scorsa estate, quando conil fondo Hines “che in base all’ipotesi di concordato presentata in autunno doveva rilevare i principali terreni di Imco-Sinegia” è stata esclusa dalla partita, per il crollo del valore dell’area Cerba (da 200 a 6,7 milioni), che non sarebbe stat più indirizzata alla realizzazione del nuovo Centro di biomedica avanzata di Milano, e che era stata relegata, in prospettiva, dal Comune a terreno agricolo.
Questa non è altro l'ipotesi di concorso in bancarotta che è stata contestata a Peluso. Secondo quanto spiega la procura, ha al suo interno l'operazione di ristrutturazione della società controllante, la Sinergia, che sarebbe avvenuto avvenuto, come avviene in alcuni atti dei indagine, attraverso un trasferimento di 108,5 milioni di euro di debito bancario sulle spalle non proprio attendibilo della società controllata, la Imco, nell'interesse degli istituti di credito, ovvero della  Unicredit e poi GE Capital. Stando all’accusa sarebbe stato dilapidato “il patrimonio di Imco con una operazione, preparata nei mesi antecedenti e perfezionata il 5 agosto 2010, all’esito della quale Imco assumeva il rilevante debito già in capo alla controllante Sinergia, si indebitava verso i medesimi creditori già della controllante, concedeva garanzie sui propri beni e specialmente l’area c.d. Cerba, giustificava il versamento alla controllante con l’acquisto di un cespite (Tenuta Cesarina) privo di valore commerciale”. Secondo il pubblico ministero questi fatti avrebbero condotto al dissesto finanziario della Imco, nonché ad un danno del patrimonio rilevante, permettendo ad Unicredi di raggiungere alcuni vantaggi.
Al posto di Hines nell'acquisire i terreni, erano entrati in gioco gli istituti bancari con la Visconti, che era ormai pronta ad effettuare un rilevamento di tutti gli asset delle olding dei Ligresti, ormai fallite nel 2012, per poter soddisfare i creditori, andando a riservare dei forti tagli sul nominale a quelli che non avrebbero supportato il progetto e avrebbero subito un pagamento per cassa. 
Dai documenti che sono stati preparati da Visconti nei mesi precedenti, inoltre, veniva fuori anche che i debiti di Imco erano saliti a 915 milioni, mentre era stata ratificata la rinuncia ao crediti per 348,5 milioni da parte del gruppo Fonsai, attualmente controllata da Unipol.