Concordato Fallimentare

Coopca in concordato


Le indagini riguardano il falso in bilancio e raccolta del risparmio abusiva. Come dicevamo, chi ha firmato un libretto di prestito sociale otterrà indietro al massimo il 75% di quanto versato e non prima del 2018. Gli altri soci non sono tra i creditori che potranno essere ammessi al passivo.
Si continua a discutere sul sistema cooperativo del Nordest e quello dei prestiti sociali, dove la garanzia coincide col patrimonio della coop.
Il centro d'interesse va ora dalla Venezia Giulia al Friuli: dopo che verso la fine di Marzo le Coop Operaie di Trieste hanno ottenuto il via libera alla domanda di concordato, lunedì il Tribunale di Udine ha presentato l’ok anche al piano concordatario di Coop Carnica. E' stata esclusa la richiesta di fallimento presentata dalla procura di Udine, che era partita dopo la denuncia del Comitato spontaneo di difesa dei soci prestatori di CoopCa. Ma i 10.400 soci resteranno con ben poco da stringere. Così come, in ampia parte, quanti hanno finanziato la cooperativa sottoscrivendo un libretto o andando ad acquistare certificati azionarie. La perdita, sarà pari a 15 milioni di euro.

Nonostante il concordato i rimborsi non saranno garantiti

Anche con il concordato i rimborsi non saranno garantiti. L’avvocato del consiglio di amministrazione della coop e i sindacati hanno sempre affermato che il concordato fosse l'unica via per mantenere la continuità aziendale e salvare i posti di lavoro dei 650 dipendenti. Peccato che non vengano tutelati in alcun modo i soci, i quali non risultano nell’elenco dei creditori ammessi al passivo dal piano concordatario, che si fonda esclusivamente sulla vendita dei 38 super e ipermercati con l’insegna CoopCa.
Nessuno, dunque, si vedrà restituiire 26 euro della quota ordinaria di adesione oppure il corrispettivo pagato per i certificati azionari che la coop aveva emesso quale ulteriore fonte di finanziamento. Il loro valore, a fine 2014, tocava i 6,8 milioni di euro. I 3mila prestatori, che hanno ancora la speranza di ottenere la restituzione almeno parziale dei 26,5 milioni di risparmi depositati nei libretti offerti dalla coop di Amaro, non otterranno rimborsi prima del 2018, anno in cui dovrà essere completata la vendita delle attività aziendali. In tal caso potrà essere recuperato solo il 75% di quanto versato, ovvero non più di 19,8 milioni.

La necessità di meglio tutelare i finanziatori

E' necessario regolamentare in modo più trasparente i prestiti sociali; tale canale di finanziamento aveva un valore nel 2013 quasi 11 miliardi. La “bozza di autoregolamentazione” scritta dalla direzione nazionale di Legacoop non sembra essere sufficiente: il documento stabilisce che i consigli di amministrazione dovranno dare la garanzia per avere maggiori informazioni su impiego delle somme prestate e stato finanziario e patrimoniale della cooperativa, nonché provvedere alla creazione di sistemi di monitoraggio per identificare i rischi prima che sia troppo tardi. Il problema è che mancano le garanzie per i finanziatori.  Si pensi a ciò che succede a Trieste, dove lo scorso autunno il Tribunale aveva presentato richiesta per il fallimento delle Coop Operaie. L’amministratore giudiziario Maurizio Consoli ha proposto ai soci un piano di concordato con il quale la liquidazione degli attivi avverrà entro il 2017. Con la vendita progressiva dei punti vendita, Consoli sostiene di pagare a luglio una prima tranche pari al 30% del dovuto ai 17mila soci prestatori esposti per 103 milioni di euro, per poi andare ad esaurire il rimborso con il saldo finale nel giugno 2017. Ai prestatori tornerà indietro l’81,38% delle somme depositate nei libretti. L'operazione deve ottenere il place dei creditori, soci compresi, che si pronunceranno durante le adunanze generali convocate rispettivamente per il 7 maggio e il 20 giugno.

Secondo la procura i soldi sarebbero stati rimborsati solo alle stesse persone

Ricordiamo che la Procura friulana aveva chiesto che Coop Carnica non fosse ammessa al concordato. Secondo il sostituto procuratore Elisa Calligaris, che sta svolgendo le indagini per falso in bilancio, false comunicazioni sociali e abusiva attività di raccolta del risparmio, la crisi della coop di Amaro (Udine) non è stata determinata dalla fuga dei soci scatenata dalla minaccia di default della cugina triestina. La situazione finanziaria era già in dissesto: i fornitori non hanno evaso più gli ordini ed uno di loro ha presentato istanza di fallimento per la coop. Inoltre quando è stata presentata la richiesta di concordato, il prestito sociale è stato restituito ai soci amministratori mentre agli altri venivano chiesti versamenti. Neanche questa mossa però è stata sufficiente per chiudere le falle del sistema.