Concordato Fallimentare

Anthea e Fiera di Roma sulla strada del concordato


Da un lato c'è l'udienza prefallimentare, dall'altra l'istanza di concordato preventivo. Sono due aspetti della stessa medaglia dove al centro c'è la storia di un'azienda lucchese in attivo da circa un ventennio, che opera nel settore dell'edilizia, dello smaltimento di amianto e del fotovoltaico, che dal 7 gennaio è stata posta in liquidazione.

Era stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno

I dipendenti erano realmente all'oscuro delle decisioni del vertice aziendale, che una volta presentatisi al lavoro dopo la pausa natalizia hanno trovato i cancelli chiusi e il presidente Camillo Auricchio, nato a Napoli e residente a Lucca, che ha il 95% delle quote (il restante 5% appartiene alla compagna Piera Carassiti) non attualmente raggiungibile e all'estero (forse in Africa).

Udienza prefallimentare in atto

Data la situazione di grande dissesto – alla presenza di numerosi creditori che hanno presentato ricorso a decreti ingiuntivi per poter entrare in possesso delle somme dovute - il tribunale fallimentare ha deciso di fissare per martedì 24 marzo un'udienza prefallimentare innanzi al collegio (presidente Giulio Giuntoli, Giacomo Lucente e Carmine Capozzi) giacché le tre aziende che vantano crediti importanti hanno dovuto presentare istanza di fallimento.

Il concordato preventivo e i soci liquidatori

Martedì 17 marzo il socio liquidatore di Anthea, Paola Vannini, ha condotto in deposito in cancelleria una domanda di pre concordato preventivo. In tali pagine viene ricordato il volume d'affari degli ultimi quattro anni: 8,7 milioni nel 2011, 11,5 nel 2012, 7 nel 2013 e 4,7 nel 2014. Nella richiesta ci sono solo dati e cifre dei ricavi delle vendite, delle prestazioni e di altri proventi. Non si parla di perdite d'esercizio e non c'è un minimo riferimento all'ipotesi di piano concordatario e sulla ripartizione dell'attivo ai creditori privilegiati e concordatari, se si considera che l'esposizione bancaria supererebbe i 2,5 milioni e concerne filiali e agenzie di istituti di credito come Monte dei Paschi di Siena, Banco di Lucca, Unipol, Cassa di Risparmio di San Miniato, Unicredit, Banca Nazionale del Lavoro. Senza escludere i debiti relativi a fornitori e professionisti.

Cosa ha statuito il tribunale

Come motivazioni che si collegano alla richiesta della procedura concorsuale il liquidatore ha fatto riferimento alla crisi generale del settore edilizio con un calo molto alto delle commesse oltre alla stretta del settore creditizio. La palla è, dunque, passata al tribunale fallimentare che deve decidere se dare l'okay alla richiesta di concordato andando a bloccare i decreti ingiuntivi e dando il tempo necessario (120 giorni al massimo) per stendere un piano concordatario posto in essere da professionisti di fiducia dell'azienda attraverso il liquidatore oppure il 24 marzo decretare nell'udienza pre fallimentare la fine dell'Anthea con la nomina del commissario giudiziale e l'avviarsi delle procedure legate all'esame dello stato passivo e all'assemblea dei creditori.

Dal 25 febbraio dodici operai e otto impiegati di Anthea sono stati messi in mobilità dopo il licenziamento. Dovranno ricevere ancora 7 stipendi. Sono stati svolti alcuni accertamenti della procura e delle fiamme gialle. Si sta indagando per comprendere se siano stati commessi reati come la bancarotta fraudolenta, la truffa, il mancato versamento di contributi, il falso nelle operazioni e nella tenuta dei registri.

Altra situazione critica è quella rappresentata dalla celebre Fiera di Roma

Il modello romano è andato sicuramente in declino con Alemanno e la crisi economica che oggi ha creato di quella cattedrale sull’Ostiense un non molto frequentato arredo urbano. Oggi è stato atteso il concordato perché Fiera Roma il 23 febbraio ha chiesto al tribunale fallimentare di poter essere ammessa al concordato preventivo con continuità aziendale. Un “concordato in bianco” per il quale è stato tutelato il patrimonio del debitore nei confronti dei decreti ingiuntivi dei fornitori. Solo successivamente a questo passo si potrà parlare di un futuro per la Fiera controllata dalla holding Investimenti, che ha come suoi azionisti la Camera di Commercio di Roma (58,5%), il Comune di Roma (21,7%), la Regione Lazio (9,8%) ed ha un grande debito verso banche e obbligazionisti che raggiunge cifre pari a 187 milioni.

Negli esercizi 2012/13 gli investimenti hanno ormai perduto 49 milioni e adesso si vogliono ripagare i debiti vendendo la vecchia Fiera di via Cristoforo Colombo che dovrebbe avere un valore pari a 200 milioni. Nel frattempo, nel 2013 era stato varato un piano industriale (2014/17) che probabilmente non ha raggiunto gli obiettivi se a febbraio è stata presentata un'istanza di concordato e decisa la mobilità per 22 addetti su 70.