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Vercelli, dichiarato il fallimento della IFI


Il caso del fallimento della IFI-Magliola finirà quanto prima sul tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico. Questa la promessa e l'obiettivo di Angelo Cappuccio, sindaco del Comune di Santhià, il paese dove è nata oltre un secolo fa la IFI – Iniziative Ferroviare Italiane, storica azienda attiva nella costruzione e manutenzione di carrozze ferroviarie. C'era una importante commessa commerciale in ballo col gruppo Ansaldo che avrebbe povuto garantire teoricamente lavoro fino al prossimo dicembre, ma dalla procura è arrivato lo stop con la dichiarazione di fallimento dopo che la proprietà ha depositato i libri in Tribunale. Con la conseguente ed inevitabile sospensione dei rapporti di lavoro per gli 85 dipendenti (fino a qualche mese fa erano ben 130 poi la crisi, i mancati pagamenti degli stipendi...) che hanno appreso della chiusura dello stabilimento mentre stavano entrando in azienda. Mercoledì 7 agosto l'emergenza Ifi è stata al centro di due riunioni in municipio, una di carattere politico a cui hanno preso parte parlamentari, consiglieri regionali, provinciali, sindaci della zona, amministratori pubblici e l’assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino; l’altra di carattere pubblico, era aperta a tutti e ha visto la presenza di sindacalisti, lavoratori e tanti cittadini solidali con le famiglie ora senza stipendio. “Tutti gli attori, ovvero la parte politica, i sindacati e i lavoratori, hanno chiesto di aprire un tavolo di crisi presso il Ministero dello Sviluppo Economico – ha affermato al termine degli incontri il sindaco - se ne farà portavoce direttamente l’assessore regionale Chiorino che seguirà anche le procedure della naspi e si occuperà di convocare i curatori fallimentari. Questo mi sembra sia un buon passo avanti che speriamo porti presto ad esiti utili e positivi”. Intanto, per gli 85 dipendenti cresce purtroppo il rischio di cessazione, ovvero il licenziamento collettivo. Saranno i curatori fallimentari – avv. Gabriella Angela Massa e Maria Maccarone – individuati dalla sentenza del Tribunale di Vercelli, a stabilire il da farsi.


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