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Tassi di fallimento delle imprese sono rimasti sotto al 3% nel 2020


Molti istituti competenti nell'ambito della statistica riguardante le imprese hanno riportato dei dati interessanti riguardo ai tassi di fallimento imprese Italia. Ma in questo articolo si apprenderà che la visione complessiva non mostra praticamente alcuna discrepanza, pur essendo i dati provenienti da fonti diverse. Il dato che li accomuna maggiormente è che i tassi sono stati relativamente positivi, per via delle misure di sostegno da parte dei governi. E non solo. Oltre ai tassi di fallimento Italia 2020, trattando sia i brand più importanti che i settori più colpiti, si parlerà anche delle previsioni che gli istituti hanno fatto per il 2021, ma con una precisazione finale sulla loro accuratezza.

Un passo indietro

Prima di parlare della previsione dei tassi fallimento 2021, è bene ricordare che 300.000 imprese hanno chiuso i battenti l'anno scorso. Tra le catene più note che hanno dovuto dichiarare fallimento anche in modo parziale (ovvero, sono state effettuate delle ristrutturazioni o si è ottenuto un concordato preventivo), si menzionano Brooks Brothers, FoodFirst, Zara, Dentix Italia, Parah, H&M e Rifle. Ma la crisi economica ha colpito in massima parte le piccole e medie imprese. La Confcommercio ha altresì specificato che i settori del commercio e della distribuzione dei carburanti, oltre agli ambulanti, sono gli ambiti che hanno sofferto maggiormente (fonti: AGI - Agenzia Giornalistica Italia S.p.A. e Consulting Italia Group S.p.A).

La Banca Centrale Italiana, a proposito dei tassi di fallimento imprese in Italia, ha dato un annuncio allarmante nel suo report “Fallimenti d'impresa in epoca Covid”. A causa della forte contrazione del PIL avvenuta nel corso del 2020, 6.500 aziende potrebbero incorrere in un fallimento. Il totale è stato calcolato prendendo la stima di 2.800 imprese a rischio default a cui è stato aggiunto il numero di quelle che avrebbero fallito, ma che non hanno fallito grazie alle misure di sostegno e alla moratoria dei crediti. Tuttavia, la stessa Banca Centrale Italiana ha dichiarato che le sue previsioni potrebbero essere errate per una sottostima o per una sovrastima (fonte: IlSole24Ore).

I dati del Cerved

*Il gruppo Cerved Group S.p.A, verso la fine del mese di dicembre 2020, ha riportato la sua analisi sui tassi di fallimento imprese Italia. Più precisamente, ha dichiarato che il Decreto legge numero 23 del 2020, ovvero il Decreto Liquidità, oltre ai Decreti e altre misure di sostegno come i Ristori, ha messo un freno ai fallimenti. *O perlomeno li ha rallentati. Infatti, tra gennaio e settembre 2020, questi sono stati soltanto 4.670. Inoltre, le procedure concorsuali non fallimentari sono state 684 e le liquidazioni volontarie 33.026. Ma ecco un dato negativo: le imprese a rischio fallimento sono aumentate da 76.000 a 113.000 unità (fonti: Adnkronos e Corriere della Sera).

Sempre il gruppo Cerved ha dichiarato che il tasso di rischio, che prima della pandemia del Covid-19 era del 4,5%, era già salito al 5,1% verso la fine del 2020. E adesso potrebbe salire ulteriormente fino a raggiungere il 6% negli ultimi giorni del 2021. Riguardo al fattore umano, 300.000 mila lavoratori dipendenti rischiano di perdere il loro impiego presso le già citate imprese a rischio fallimento. E a proposito delle imprese: stando al Cerved, quelle che gravitavano nell'area di solvibilità sono scese dal 56% a poco oltre il 50%. I lavoratori dipendenti che corrono i rischi maggiori sono operanti presso i settori del turismo e della ristorazione (fonte: Linkiesta).

I dati della Cribis

*La società Cribis Credit Management, nel suo Osservatorio Npe, ha affermato che i tassi di fallimento delle imprese sono rimasti al di sotto al 3% nel corso del 2020. *Il merito di questo dato è attribuito alle moratorie sui crediti. Tra i mesi di giugno e di dicembre 2020, il tasso di default che riguarda le società di capitali è andato in discesa dal 3,1% al 2,6%. D'altra parte, lo stesso tasso, questa volta relativo alle persone fisiche, è sceso dall'1,6% all’1,57%. Durante i primi quattro mesi del 2021, lo stesso tasso applicato al credito al dettaglio (ovvero i crediti a consumo e i mutui) si è attestato all'1,2% (fonte: BeBeez).

Per quanto riguarda i tassi di fallimento imprese Italia, la società Cribis sostiene che questi raggiungeranno un picco nel 2022. Nel frattempo, da gennaio a maggio, 19 cessioni di portafogli di crediti deteriorati sono stati effettuati per poco più di 3 miliardi di euro lordi. In questi ultimi tre mesi, la Banca Intesa Sanpaolo e la BPER Banca S.p.A. hanno effettuato ulteriori 3 cessioni per un totale di 1,9 miliardi. Infine, i pignoramenti verso terzi, dal 2015 al 2020, hanno visto aumentare la propria durata da 6 a 11 mesi. Solamente nel 2020, i Tribunali operanti su tutto il territorio nazionale hanno portato a termine ben 65.000 esecuzioni immobiliari (fonte: BeBeez).

Ulteriori dati

IlSole24Ore ha espresso un parere che non si discosta troppo da quello della società Cribis, ovvero che ci saranno dei cambiamenti dopo il 31 dicembre 2021. La suddetta data è il termine ultimo per la proroga della moratoria del credito. Originariamente era il 30 giugno, ma si è potuto richiedere la proroga presso il proprio istituto bancario entro il 15 giugno. La moratoria riguarda anche i finanziamenti non rateali, non solo quelli rateali. Il 7 maggio, la Task Force per l’efficiente e rapido utilizzo delle misure di supporto alla liquidità ha comunicato che le moratorie del credito garantite dallo Stato ammontavano alla somma complessiva di 121 miliardi di euro (fonte: IlSole24Ore).

I tassi di fallimento imprese in Italia: un'osservazione

In precedenza, si è parlato del rischio di sottostima o di sovrastima. Questo significa che se le misure di sostegno che il governo Draghi sta attualmente portando avanti non riscuoteranno un successo sostanziale, i tassi di fallimento delle aziende operanti sul territorio italiano possono aumentare. In caso contrario, si abbasseranno. In ogni caso, gli unici dati certi sono quelli riportati tra il 2020 e agosto 2021 dalla Banca Centrale Italiana, dal gruppo Cerved, dalla società Cribis e da tanti altri enti competenti in materia. Da qui fino al 31 dicembre possono accadere degli eventi che possono accelerare la ripresa economica o metterla ancora più in difficoltà, con un conseguente aumento dei fallimenti.


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