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Supermercato del gruppo 6 Gdo Despar rischia il fallimento


Ai tempi della suddetta gestione c’erano ricchezze, occupazione e vi era il più grosso centro commerciale della zona, Belicittà. I mezzi si dirigevano non solo nei supermercati di Trapani e provincia, ma anche di Agrigento e Palermo.

Grigoli era il sovrano di un regno da 750 milioni di euro. Assieme a lui lavoravano i familiari più intimi del boss, che a volte entrava in azienda camuffato. Oggi arriva la rovina, seguita alla confisca.

Abbiamo due amministratori giudiziari, Nicola Ribolla e adesso si è aggiunto come consulente ad affiancarlo l’avvocato Antonio Gemma, vicinissimo al ministro Angelino Alfano. Il pericolo del fallimento c’è e sono in 500 a rischiare di perdere il lavoro. Parte delle imprese ha già chiuso i battenti, coe la Specialfruit, regina nel campo dell’ortofrutta una volta imbattibile, venduta dall’amministratore giudiziario nonostante vi sia stato un ingente aumento di capitale che ha tolto soldi al socio 6Gdo. Ne trassero profitto i fratelli marsalesi Sfraga, che sono alleati al clan dei casalesi.

A Castelvetrano, con la vertenza Despar vi è stata una pubblica discussione attorno al tavolo formato dalla presidente della commissione antimafia europea, Sonia Alfano, la quale ha convocato l’agenzia dei beni confiscati con il prefetto Laganà, personaggi politici e sindacali.

La scuola frequentata dalla figlia di Matteo Messina Denaro, liceo Cipolla, ha ospitato l’evento, avendo un’ampia aula magna. Non si è giunti ad un risultato finale, si può, però, cercare di raggiungerlo per evitare il tracollo definitivo.

L’amministratore Ribolla è riuscito a difendere il proprio operato, non spiegando come mai alcuni supermercati, i quali non pagavano la casa madre avrebbero continuato ad essere riforniti, come è risultato al Tribunale, oppure come mai a fronte della crisi lo scorso anno Despar ha pagato 250 mila euro di sponsorizzazione alla squadra di basket del Trapani.

Sonia Alfano ha chiesto a Renzi di intervenire con l’impegno finanziario necessario per salvare l’azienda.

Va detto, inoltre, che erano presenti delle trattative per la cessione del gruppo, ma sono andata male. Sono, poi, state avviate altre trattative delle quali si conoscerà l’esito. L’idea è quella di non far passare il messaggio che un’azienda confiscata a Matteo Messina Denaro, possa rischiare di chiudere. Una delle ipotesi è quella di far nascere una cooperativa di lavoratori i quali potrebbero rilevare almeno parte del gruppo.

Serve, però, un gruppo più ampio, a detta del vescovo di Mazzara, Mogavero. Ovvero il problema andrebbe risolto percorrendo una strada risolutiva senza più perdere tempo.