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Mercatone Uno, ipotesi 'spezzatino'


Si profila l'ipotesi 'spezzatino' al fine di rilanciare il marchio Mercatone Uno, il gruppo leader nell'arredamento low cost dichiarato fallito nel maggio scorso sotto la gestione della società maltese Shernon Holding. Nato a Imola, tra Romagna e Emilia, il colosso della grande distribuzione aveva accusato pesantemente la crisi economica incorrendo in un primo crac sotto la gestione del fondatore Romano Cenni. E' proprio dopo quel primo fallimento che era subentrata la holding maltese, in grado di accumulare debiti per 90 milioni in appena 9 mesi. Ora, a seguito di una procedura volta a raccogliere manifestazioni di interesse per l'acquisto dei 55 punti vendita a marchio, procedura curata dai Commissari straordinari sotto la regia del Ministero dello Sviluppo economico, sarebbero state valutate positivamente le offerte presentate da due soggetti imprenditoriali ritenuti affidabili. Nei limiti della riservatezza, i commissari riferiscono in una nota "che le due offerte riguardano l’acquisizione di 11 punti vendita, di cui 7 la prima e 4 la seconda". Se la trattativa si concludesse con una fumata bianca, tornerebbero al lavoro i 365 dipendenti che operavano già in questi negozi. Per gli altri in cassa integrazione, più di 1200, i commissari non disperano se è vero che - scrivono - "stanno proseguendo le trattative con altre primarie aziende per la cessione degli altri punti vendita disponibili al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e il ceto creditorio". Adesso le due proposte di aggiudicazione saranno sottoposte al vaglio preventivo del Comitato di Sorveglianza per l’autorizzazione da parte del Mise. Non appena ottenuto il relativo decreto, i commissari avvieranno la procedura di consultazione sindacale. In totale le offerte per rilevare gli store di Mercatone Uno sono state in tutto 12. Nel frattempo si sono svolte le aste necessarie a liquidare la merce stoccata nei negozi: cucine, accessori, elettrodomestici, complementi, per un valore complessivo 20 milioni di euro. Obiettivo dei curatori fare cassa per risarcire i creditori, in primis dipendenti e grossisti. Niente da fare, invece, per circa 10.000 clienti che a Shernon, tra acconti e saldi, hanno versato qualcosa come 4,5 milioni di euro, senza però ricevere quanto acquistato. Federconsumatori sta seguendo la battaglia dei clienti beffati, ma per i curatori i consumatori dovranno insinuarsi nel fallimento come creditori non privilegiati.


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