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Villetta degli orrori dei Donegani, asta per prossimo Luglio


La casa di via Ugolini, dove Luisa De Leo, 61 anni e il marito Aldo Donegani, 77, vennero uccisi e fatti a pezzi il 30 luglio 2005 dal nipote Guglielmo Gatti, è stata messa ancora una volta all’asta.
Il 14 marzo c’è stata la prima asta ed è andata deserta. La casa sarà rimessa all’asta tra qualche mese.

Le cinque parti civili (fratelli e nipoti di Luisa De Leo) non sono ancora state risarcite completamente e a ognuna è stato riconosciuto un risarcimento di 80 mila euro. Una parte di questi è venuta fuori nel dicembre del 2012 dalla vendita dell’appartamento che Guglielmo Gatti aveva ereditato dai genitori all’Aprica.
La villetta di via Ugolini, sebbene degradata durante gli anni d’abbandono, è situata in una zona residenziale, ma ci sono alcuni vincoli che non rendono l’affare interessante.
All’asta è andata solo la mansarda, dove viveva Gatti, mentre l’appartamento delle vittime resta di proprietà dello Stato.
L’unico erede dell’abitazione di Aldo Donegani, infatti, è il nipote Guglielmo, ma a causa della sentenza di condanna all’ergastolo è indegno e quindi la proprietà permane nelle mani dello Stato. La casetta di via Ugolini potrebbe essere venduta solo per metà e con le difficoltà suddette.
Il proprietario potrebbe, però, chiedere allo Stato di entrare in possesso anche del piano rialzato dove Luisa De Leo e Aldo Donegani hanno vissuto la loro ultima giornata.

Non solo, è forte l’idea che non vi siano compratori perché la villetta è stato il luogo del duplice omicidio. Difficile voler vivere tra pareti che ricordano un triste evento.

All’asta finirà anche la porzione di garage pertinente alla mansarda, dove i due zii vennero uccisi con una mazzata in testa e poi sezionati con attenzione, infilati nei sacchi neri della spazzatura e gettati al passo del Vivione, mentre le teste furono seppellite dietro alla galleria Covelo di Iseo. Sarà in vendita quello stesso box che fu illuminato dai carabinieri della Scientifica di Brescia e del Ris di Parma spruzzarono il luminol alla ricerca di tracce ematiche: il sangue ripulito con l’ammoniaca era ovunque, il reagente chimico ne trovò talmente tanto che in un primo tempo i carabinieri pensarono di trovarsi di fronte a un falso positivo.
Il tutto accadde il 30 luglio del 2005 quando i coniugi svanirono nel nulla, un sabato pomeriggio: le tapparelle non vennero abbassate la sera, nessuno vide Luisa e Aldo sulla terrazza di casa e per le vie del quartiere. Gatti, il nipote, presentò denuncia solo lunedì primo agosto. Da qui le indagini. E iniziarono le indagini. Gatti venne sentito più volte, arrivarono segnalazioni da diverse zone d’Italia e dall’estero di persone convinte di aver visto i Donegani. I resti di Luisa De Leo e Aldo Donegani vennero ritrovati il 17 agosto in un dirupo al passo del Vivione. E nella mansarda di Guglielmo Gatti furono rinvenute le prove che l’hanno fatto finire in carcere con una condanna definitiva all’ergastolo.