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Una famiglia perde la casa all'asta per 10 mila euro di fido


Un caso particolare proviene dal Ferrarese, a Massa Fiscaglia. Elena Prognolato scopre al bar che la sua abitazione era stata venduta all’asta. La storia viene raccontata dalla stessa donna, in compagnia di sua figlia Iris e dell’avv. Stefano Forlani.

Nel 2008, l’azienda del signor Bruno Pandini, marito della signora Elena, entra in crisi. L’uomo ottiene così un fido da una nota banca. I crediti però non rientrano, la banca così avvia presso il Tribunale una procedura esecutiva per il pignoramento della casa della famiglia, finita di pagare proprio durante quell’anno. Inizia, dunque, una doppia trattativa attraverso uno studio legale bolognese: con Equitalia, con cui si riesce ad ottenere una rateizzazione, e con la banca. Nel dicembre 2010 la banca comunica ai legali della famiglia due alternative: pagare i 10mila euro (o a rate ma entro il 2011), oppure pagare subito mille euro ed esaurire il resto con rate da 250 euro. La famiglia opta per la seconda via, versando già nel medesimo mese 1000 euro e dal gennaio 2011 le rate, attraverso la pensione d’invalidità della figlia malata.

Fino a maggio nessun problema, tuttavia la banca non deposita l’istanza di sospensione della vendita. Lo studio bolognese, però, non si interessa neanche della vicenda. La famiglia versa la quinta rata in data 4 maggio, il 6 maggio apprende che la casa è stata venduta attraverso un conoscente, al bar.

L’acquirente, che l’ha acquistata con 33 mila euro, è un conoscente da anni della famiglia. La famiglia assume mediante gratuito patrocinio l’avv. Forlani. A luglio la famiglia viene cacciata di casa. La banca, dal canto suo, aveva ritirato senza alcuna comunicazione la proposta iniziale, in quanto desiderava che il debito fosse saldato più celermente. Il fax di cui si parla non è mai giunto alla famiglia, mentre la stessa mostra il rapporto di trasmissione inviato allo studio bolognese. Manca, tuttavia, una raccomandata con ricevuta di ritorno. La banca incolpa lo studio bolognese. Alla signora Elena è stato intanto diagnosticato un danno biologico del 25% oltre a quello patrimoniale. La citazione in giudizio è avvenuta a febbraio. Bisognerà attendere i risvolti della vicenda, che si mostra abbastanza intricata.