Curatore Fallimentare

Tra curatela fallimentare e contratto preliminare di vendita


Cosa succede tra curatela fallimentare e contratto preliminare di vendita? Cassazione civile , sez. III, sentenza 15.02.2011 n° 3728. Una ricostruzione della vicenda.

Nel 1994 prima che fosse introdotta la norma che consente la trascrivibilità del preliminare, fu firmato un contratto preliminare d’acquisto di grande valore e venne versata la caparra; ma alla data fissata per stipulare il contratto definitivo, il promissario acquirente non è economicamente in grado di stipulare il contratto definitivo versando il saldo. Così il promittente venditore, avvalendosi dell’art. 1385 cc, dichiara di voler recedere dal contratto trattenendo la caparra. Inoltre, il venditore intraprende un’azione legale di accertamento tendente a stabilire la legittimità del proprio recesso.

Una volta proposta la domanda giudiziale il promissario acquirente fallisce, e il curatore, subentrando nella posizione del promissario acquirente, effettua la medesima richiesta, ovvero: lo scioglimento del contratto e la restituzione della caparra.

Sappiamo che il fallimento, di per sé, non comporta automaticamente lo scioglimento del contratto. Non è previsto che, dichiarato il fallimento, l’altra parte possa proporre azione di risoluzione.

Stando a quanto dice la Corte di Cassazione, la domanda di accertamento giudiziale proposta dal promittente venditore contro il promissario acquirente non consente al curatore di effettuare una domanda che permetta di risolvere il contratto, ex art. 72 l.f.

In questo caso vi sarebbe una situazione giuridica già consolidata, che discenderebbe direttamente dalla domanda di accertamento giudiziale proposta successivamente al recesso.

Ma, tuttavia, va ricordato che, l’azione di accertamento, come prevede lo stesso termine, non ha una funzione costitutiva, ma solo una funzione di accertamento e certificativa di una situazione giuridica che preesiste alla domanda giudiziale e al giudizio.