Concordato Fallimentare

Sangemini: scaduto il termine proposta di concordato


La vicenda

Il condizionale sembra d’obbligo, ma pare proprio che le ‘carte’ siano arrivate in tempo utile. Venerdì è scaduto, infatti, il termine, fissato dal giudice fallimentare, Alessandro Nastri, entro il quale gli avvocati della Sangemini avrebbero dovuto riformulare la proposta di concordato. In questo momento lo stabilimento è gestito dalla Norda, in affitto, e, stando a ciò che dicono i sindacati, dovrebbero averlo fatto, anche se per ora: silenzio di tomba. Da parte di tutti.

Il problema passa ai commissari giudiziali: Francesco Angeli, Patrizia Cianchini, Leandro Campana, Paolo Cesarini e Leonardo Proietti e c’è un’altra scadenza importante: quella del 25 luglio. Entro quella data, infatti, i commissari dovranno dire al giudice se la nuova documentazione può essere ritenuta accettabile. Poi ci sono da verificare le posizioni di Inps e Agenzia delle entrate e capire se e come l’inchiesta sulla famiglia Rizzo-Bottiglieri, in corso a Torre Annunziata, possa influire sulla faccenda.

C’è stato un nuovo rilancio

Il rilancio Lunedì mattina, intanto, si è rifatto avanti Francesco Agnello, con un nuovo rilancio. Intanto ha fatto sapere al giudice Alessandro Nastri, alla Sangemini ed ai commissari giudiziali, che non solo rinnova “Fino al 30 settembre 2014 la validità della mia proposta di affitto/acquisto della Sangemini S.p.A.”. Ma che saranno aumentate anche le somme in gioco.

La proposta di Agnello

Agnello ha annunciato la “disponibilità di diciotto milioni di euro vincolati all’obiettivo dell’acquisizione e rilancio della Sangemini, garantiti a tale scopo da apposita fideiussione”, oltre ad un’ulteriore “disponibilità a mettere a disposizione del concordato per il soddisfacimento dei creditori una somma fino a 10 milioni 176mila e 428 euro, eventualmente assistita da idonea garanzia fideiussoria a favore dei creditori”.

L’imprenditore campano ha spiegato anche di essere pronto “ad investire almeno 8 milioni di euro per investimenti tecnici e di marketing per il rilancio della Sangemini”; oltre che “al subentro nel contratto di affitto stipulato con Sangemini Acque, anche in caso di interruzione della procedura concordataria, con mantenimento del posto di lavoro di tutte le maestranze attualmente già assunte da questa società, ad eccezione dei dirigenti, e con un corrispondente aumento del canone di affitto da 100mila a 200mila euro mensili”.

La Fruit Agnello si afferma pronta a “valutare della possibilità di riassunzione dei lavoratori della Fruit, attualmente in cassa integrazione, all’avvio della attività diversificata prevista dal piano industriale”.

Dall’imprenditore campano è giunto, poi, l’invito, a giudice e commissari, “a valutare attentamente la presente proposta ed a tenerne conto, essendo questa migliorativa rispetto a quella su cui è basato il concordato, di un importo minimo di ben quattro milioni di euro, eventualmente aumentabili secondo necessità, nell’interesse dei creditori, delle maestranze e dell’indotto locale”.

L’alternativa sarebbe quella di “un nuovo concordato, sono disponibile a supportare la Sangemini S.p.A. per questa evenienza – fa sapere Agnello – alle condizioni sopra descritte, ovviamente avendo a disposizione il tempo necessario per le opportune valutazioni”.