Crisi Aziendali

Crisi di impresa: come cambia il ruolo dell'organo di controllo


La legge sul fallimento impresa, soprattutto nel corso degli ultimi anni, ha subito dei cambiamenti importanti. Ma il Codice della crisi in particolare ha introdotto uno strumento che fa la differenza tra il fallimento di una società e la sua ripresa da un periodo di crisi. Ovvero l'organo di controllo. Ma se da una parte l'introduzione di una nuova riforma è stata ulteriormente rimandata, dall'altra, c'è una nuova data in cui il nuovo Codice entrerà in vigore. Nel frattempo, quali funzioni svolge l'organo di controllo? Che cosa è previsto, in caso di una sua inadempienza? E perché sia questo che gli altri strumenti di allerta sono così importanti, specialmente al giorno d'oggi?

Gli obblighi dell'organo di controllo

La legge fallimentare numero 267 del 1942 sta per diventare soggetta a ulteriori modifiche. Le novità più importanti riguarderanno, tra l'altro, gli strumenti di allerta. Contenuti nell'articolo 12 e seguenti, questi costituiscono l'asse portante della riforma del Codice della crisi di impresa. Tramite il loro utilizzo, il legislatore ha voluto sottolineare l'importanza di rilevare, tempestivamente, i sintomi di una futura crisi aziendale. A questo proposito, l'organo di controllo e il revisore si assumono l'incarico di monitorare lo stato di salute delle imprese. E in caso di fondati sintomi di crisi, avvertono gli amministratori. Infine, con l'entrata in vigore di un nuovo Codice, gli strumenti di allerta si applicano esclusivamente alle PMI.

Ma la novità più rilevante sul fallimento impresa riguarderà l'introduzione di ulteriori obblighi sia a carico del'organo di controllo che a carico del revisore. L'articolo 14, che tratta di specifici obblighi di segnalazione che spettano agli organi di controllo aziendali, stabilisce già che: 1) sia l'organo di controllo che il revisore sono tenuti a vigilare sullo stato di salute della società e, in caso di potenziale crisi, ad avvisare gli amministratori aziendali; 2) nel caso in cui l'impresa assumesse un comportamento inadeguato e omissivo, il revisore e l'organo di controllo dovranno informare l'organismo di composizione della crisi. In conclusione, a un compito di verifica si affianca un obbligo di segnalazione di un potenziale stato di crisi societaria.

In caso d'inadempienza

I considerevoli obblighi a carico degli organi societari implicano delle considerevoli responsabilità. Con la possibilità d'incorrere in azioni penali. Pertanto, in caso d'inosservanza, sindaci, amministratori e revisori possono essere considerati come una concausa del fallimento impresa. Forse anche più della concorrenza sleale o delle circostanze avverse. Infatti, in base all'articolo 323 e 330, sono previste pene detentive - dai sei mesi a due anni - per quei soggetti (liquidatori, sindaci, revisori, amministratori) che hanno contribuito, con il loro comportamento omissivo o inadeguato, all'aggravamento e al dissesto dell'azienda. Infine, se si ravvisasse un comportamento fraudolento da parte dei citati soggetti, questo sarebbe punibile ai sensi dell'articolo 329 del nuovo Codice sulla crisi d'impresa.

Aumentando da due a tre il numero di esercizi da sottoporre a verifica, prima di fare cessare l'obbligo di nomina dell' organo di controllo, il legislatore ha voluto rimarcare l'importanza che rivestono i controllori interni di un'azienda come dei veri e propri garanti della conservazione e della valorizzazione del patrimonio societario, nonché responsabili del corretto funzionamento di tutti gli assetti organizzativi dell'impresa in fase di fallimento. In quest'ottica, si capisce come il concetto di governance aziendale del rischio d'impresa sia un concetto cardine della riforma. La governance, infatti, viene vista come una serie di regole, strumenti e procedure che sono volte sia alla prevenzione che alla mitigazione della crisi aziendale.

Esempi

Gli esempi più pertinenti alla definizione di organo di controllo sono i collegi sindacali, i consigli di sorveglianza e gli Organismi di Certificazione. I collegi sindacali sono obbligatori per le società per azioni e le società in accomandita per azioni. Per quanto concerne la loro funzione di vigilanza, devono in particolare attenersi all'articolo 2403 del Codice Civile. I consigli di sorveglianza hanno le loro specifiche responsabilità delineate nell'articolo numero 151 bis del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria. Gli OdC, per svolgere il loro compito, devono attenersi alle seguenti norme: la UNI CEI EN ISO/IEC 17021:2011, la UNI CEI EN ISO/IEC 17065:2012 e la UNI CEI EN ISO/IEC 17024:2004.

Un esempio di quanto l'organo di controllo sia fondamentale per quanto concerne il fallimento impresa lo si può trovare nell'Ordinanza numero 11884 del 18 giugno 2020, emessa nei confronti di un presidente del collegio sindacale di una S.R.L. Il tribunale di Firenze che si è occupato di questa sentenza ha infatti stabilito che il sindaco della S.R.L. fallita dovrà essere tenuto a risarcire la curatela della stessa. Per "curatela" si intende una forma di assistenza di carattere patrimoniale a favore di soggetti che non hanno la piena capacità o a tutela di interessi speciali. La motivazione è la seguente: non ha agito per impedire agli amministratori di distrarre i fondi dalle casse dell'azienda invece di usare gli stessi per pagare le imposte.

I dati dell'ISTAT

L'ISTAT, nel suo report "Demografia d’Impresa", ha portato alla luce due fatti. Il primo riguarda la nascita di quasi 80.000 imprese nel secondo trimestre del 2021, registrando un aumento del +3,2% rispetto al primo. Ovvero dei nuovi concorrenti per le società che trarranno benefici dalla nuova legislazione sulla crisi di impresa. Soprattutto se queste operano nei settori dei servizi di informazione e comunicazione, delle costruzioni e delle attività finanziarie. Il secondo è il calo dei fallimenti dell'8,9% rispetto al primo trimestre. L'ISTAT ne attribuisce il merito al Decreto Liquidità emanato il 9 aprile 2020 che ha posto un freno amministrativo alle dichiarazioni di fallimento e dello stato di insolvenza, almeno temporaneamente.

Fallimento impresa: quando entreranno in vigore le nuove normative?

Il Decreto legge numero 118 del 24 agosto 2021 ha stabilito quando entreranno in vigore le varie parti del Codice della crisi. Ma ha anche fatto sì che alcune normative estrapolate dal Codice della crisi ed entrate a far parte dell’attuale legge fallimentare siano entrate già in vigore, come quelle sul finanziamento e continuità aziendale nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione. Il nuovo Codice della crisi (eccezion fatta per le norme sul sistema di allerta) viene rinviato al 16 maggio 2022. Le nuove discipline inerenti gli strumenti d'allerta aspetteranno il 31 dicembre 2023. Tuttavia si auspica un'accelerazione dei tempi. Il tempo è denaro, e per le PMI il detto è valido più che mai, adesso che l'economia è in ripresa.


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