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All'asta le ceneri dell'impero Postalmarket


In vendita l'ex sede dell'azienda fallita nel 2015

Un’altra epoca, fatta di sogni di carta e suggestioni da tubo catodico, di show-girl e attrici patinate, ma anche di quell’emozione dell’attesa che Internet con l’e-commerce moderno e la grande mamma Amazon hanno quasi annullato. Era il 1959 quando a San Bovio, frazione di Peschiera Borromeo, Anna Bonomi Bolchini creava dal nulla quel piccolo impero dei sogni chiamato Postalmarket. Erano tempi luccicanti per l’Italia, la nazione conosceva uno sviluppo industriale galoppante, la provincia sognava da città e i desideri della porta accanto si tramutavano in realtà grazie alle vendite per corrispondenza inventate a due passi dall’aeroporto di Linate. Di quell’impero che consentiva agli italiani di acquistare la minigonna indossata da Ornella Muti sul piccolo schermo e il pantalone ‘a campana’ che fasciava i glutei di Monica Guerritore in prima serata Rai o ancora il cappello portato con infinita classe da Giorgio Gaber, oggi resta uno stabilimento immenso che si estende, vuoto e degradato, su di un’area di oltre 70mila mq. Il sito, che presto andrà all’asta, è l’ultimo segno tangibile della piccola grande ‘Amazon degli anni ’70’, di quella Postalmarket che a pieno regime occupava 1.400 lavoratori e fatturava 385 miliardi di lire. La società, divenuta un colosso grazie alle vendite telefoniche e per corrispondenza e a quel catalogo cartaceo diventato presto un must tanto da ospitare anche le collezioni di Krizia e Biagiotti, ha chiuso i cancelli nel 2007 dopo un lento, inesorabile declino figlio di tempi ben più rapidi di quelli delle consegne postali. Come riporta corriere.it, l'asta, che segue il fallimento dichiarato nel 2015, dovrebbe svolgersi tra qualche settimana e molti, soprattutto i residenti della zona, sperano che sia l’occasione giusta per bonificare quell’area ormai degradata. Nel 1993, quando gli affari già rallentavano, Postalmarket era passata sotto il controllo della tedesca Otto Versand per poi essere rilevata dal senatore Eugenio Filograna, l’ultimo a crederci veramente e a riuscire a riportare l'azienda in utile con l’appoggio di Banca Leonardo. E proprio gli scandali che investirono l’istituto bancario, scoppiati mentre l’azienda stava per entrare in Borsa, decretarono la fine della parabola dell'azienda di San Bovio. La ditta finì in commissariamento ministeriale e nemmeno il passaggio a Bernardi, insegna della grande distribuzione, riuscì ad invertire quel destino ormai segnato. Dopo la chiusura definitiva di dieci anni fa, i resti della società vennero ceduti a La Redoute e nel luglio 2015 si giunse tristemente al fallimento.