Bancarotta

Penisola in subbuglio: è bancarotta da nord a sud


Il primo caso è quello di Gianfranco Nizzardo, invesitiva in Gallura e in Veneto, incastrato a Padova: il 58enne di Piove di Sacco, che è dirigente a Olbia della cooperativa La Fenice che gestisce la Rsa “Sole di Gallura”, è stato sottoposto alla condanna di bancarotta documentale. Ovvero ha gestito la contabilità erroneamente.

Nizzaro era il titolare della Sogese, srl di gestione contabile

Nizzardo è stato condannato perché era l'allora titolare della Sogesea, una Srl che si occupava della gestione contabile che un tempo aveva sede a Olbia ma che poi era stata trasferita a Piove di Sacco. Il gup padovano Cristina Cavaggion lo ha condannato ad un anno e 4 mesi, con la sospensione condizionale.
La pubblica accusa aveva chiesto una pena differente, ovvero, pari a due anni e 8 mesi, ma il giudice delle udienze preliminari ha parzialmente accolto la rilettura delle contestazioni che è stata portata in auge dal difensore, l'avvocato Antonio Fadda: quest’ultimo aveva, dunque, sollecitato il rito abbreviato sotto condizione dell'audizione della curatrice fallimentare Maria Cristina Donà. Quest'ultima ha spiegato che parzialmente la documentazione contabile è stata rinvenuta, in tal modo l'accusa è stata ridimensionata. La Sogesea fallì il 10 gennaio 2013, sotto i colpi della crisi. Nel frattempo si attendono le motivazioni della sentenza prima di commentarla.
Nizzardo è presidente di Anaste Sardegna (associazione di imprese private di assistenza residenziale agli anziani). Ed era impegnato a gestire le case di riposo, sebbene la Rsa Sole di Gallura sia interessata ad una lunga vertenza per gli stipendi non pagati.
Ci fu un'inaugurazione ricca di speranze nel 2004, nel 2007 stava già per essere chiusa. Entrò anche in Legacoop come referente per la Gallura, ed è stata la seconda nella cooperativa “Il Contrasto” che per 14 mesi si è occupata di gestire i siti archeologici cittadini, per poi vedere il mandato in scadenza e portare al licenziamento dei suoi dipendenti.

Situazione simile sta accadendo alla Cooperativa di Fiume Veneto

L'insolvenza della Cooperativa imprese servizi di Fiume Veneto era stata dichiarata ufficialmente nel novembre 2011, dopo sedici mesi di liquidazione coatta amministrativa.
Ciò equivale, per le cooperative, al fallimento. Giudicati quattro amministratori del consorzio di autotrasportatori, con tre assolti ed un patteggiamento in udienza preliminare per un anno e 8 mesi di reclusione con sospensione della pena.
Questa la storia giudiziaria di Mario Luigi Gimma, 70 anni, di Fiume Veneto, che risiede alle isole Canarie  in pensione, ed è patrocinato dall’avvocato Michele Attanasio, che lo ha rappresentato di fronte al gup del tribunale di Pordenone Alberto Rossi.
Anche qui si parla di bancarotta documentale, nel crac della Cis. Gimma avrebbe redatto delle scritture contabili colpevolmente in modo incompleto così. Affari e patrimonio non potranno essere ricostruiti. Di 500 mila euro il passivo.

Anche a Roma un imprenditore finisce in manette per bancarotta

In manette Pietro Tindaro Mollica, originario di Siracusa ma operante a Roma. Anche lui finge la bancarotta.
Sono stati sequestrati beni per circa 108 milioni di euro, a seguito delle perquisizioni avvenute in tutta Italia. L'operazione "Variante inattesa" è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica di Roma, con indagini effettuate dal nucleo di polizia tributaria della Capitale. Sono state tante le fattispecie di reato di bancarotta fraudolenta per distrazione aggravata, estorsione ed interposizione fittizia. Arrestato dai finanzieri del comando provinciale di Roma, Pietro Tindaro Mollica, "attivo – dice in una nota della Guardia di finanza - nel settore delle opere pubbliche su scala nazionale, tanto da avere vinto nel tempo appalti per centinaia di milioni di euro".

C'è stata una vera e propria ricostruzione dele vicende gestionali del Consorzio Aedars Scarl con sede in Roma che nel corso del decennio 2003-2013 si aggiudicò degli appalti pubblici di una certa entità, sparse un po' per tutta Italia, da nord a sud, raggiungendo circa 118 milioni di euro.

Il sequestro dei beni, comunque, non dovrebbe interferire sull'esecuzione in corso di questi appalti perchè il gip Giulia Proto, su richiesta del pm Paola Filippi e dell'aggiunto Nello Rossi, ha provveduto alla nomina di un amministratore giudiziario che dovrà svolgere il duro compito di vigilare sul completamento dei lavori in opera. Secondo la procura e i militari del Gico del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, in questa vicenda ci sarebbero delle tracce di bancarotta distrattiva, dissipativa e preferenziale che alla fine hanno interessato circa 20 persone e portato a delle perquisizioni sparse per tutta la penisola italiana, ovvero tra Lazio, Sicilia e Veneto.