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Parmacotto, chiesta revoca concordato: si va al fallimento?


Il destino della Parmacotto è ben lungi dall’essere chiarito ma, se si avrà la pazienza di attendere ancora qualche mese, la situazione potrebbe finalmente schiarirsi: il 12 ottobre è infatti prevista l’udienza di omologa del concordato, dopo il sequestro di 11 milioni di euro per truffa ai danni dello Stato. Lo scorso martedì la Procura della Repubblica ha depositato presso le scrivanie del tribunale fallimentare una richiesta per la revoca della procedura di concordato preventivo, ritenendola ammissibile. Dunque, si fa sempre più vicina (anche se non così prossima) la strada del fallimento.

La convalida del sequestro

Riassumendo quanto accaduto negli scorsi giorni, riepiloghiamo come la scorsa settimana il sequestro delle somme suddette sia stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari, che ha disposto il blocco delle liquidità aziendali presenti sui conti correnti (per un ammontare che si avvicina ai 1 milioni di euro). Sulla base di ciò, gli inquirenti ritengono ora che il piano concordatario non sia più fattibile, visto e considerato che tra i beni che erano stati messi a disposizione dei creditori era proprio stata introdotta la somma ora bloccata dalle autorità.

Parmacotto verso il fallimento?

Ne è conseguito che la Procura ha richiesto al tribunale di accertare l’inammissibilità del concordato, dichiarando così lo stato di insolvenza della società. La dichiarazione di insolvenza potrebbe a sua volta aprire la strada al più temuto fallimento, che viene ora ritenuto come una delle ipotesi più probabili. Naturalmente, questo non significa che l’azienda debba essere chiusa e posta in liquidazione, valutato che non è affatto escluso che il giudice possa nominare un custode giudiziario e, successivamente, valutare l’amministrazione straordinaria. Quel che sembra tuttavia certo è che la situazione per Parmacotto si stia ulteriormente complicando, e sia molto difficile cercare di capire quel che potrebbe realmente accadere.

Considerata, peraltro, l’urgenza delle procedure, gli inquirenti auspicano che non si debba arrivare al 12 ottobre per poter ottenere la revoca del concordato e tutelare in questo modo al meglio i dipendenti e i creditori. Nella valutazione di tale stato di incertezza, infatti, il rischio è che Parmacotto possa perdere le relazioni commerciali e, soprattutto, divenire molto meno appetibile per potenziali acquirenti.

I sindacati

Sulle pagine della versione locale (Parma) del quotidiano La Repubblica, i sindacati lanciano un appello alle istituzioni: “Come sindacato abbiamo dichiarato in più occasioni che la Parmacotto ha tutte le possibilità per essere una impresa in grado di svolgere una proficua attività economica, con un marchio conosciuto, lavoratori professionali e produzioni di qualità. A questo punto facciamo appello alle istituzioni e all’economia sana del settore per far sì che la priorità sia la continuità aziendale e occupazionale a tutela di una storica impresa del territorio e di centinaia di famiglie di onesti lavoratori. Fin da subito ci attiveremo a questo scopo per l’immediata costituzione di un Tavolo Istituzionale di crisi che coinvolga il Comune di Parma, di Sala Baganza, la Provincia e la Regione Emilia Romagna” - scrive la Flai Cgil.