Pignoramenti

Opposizione agli atti esecutivi e crediti non lavorativi


Le modifiche intervenute in materia di espropriazione toccano diversi aspetti di questa materia complicata ed affascinante. Tra questi abbiamo l’opposizione del terzo pignorato: questo oggi può usare lo strumento di opposizione agli atti esecutivi contro l’ordinanza di assegnazione, purché provi di non aver avuto conoscenza per caso fortuito, forza maggiore o non regolare notificazione. Possono, dunque, le esigenze di semplificazione, comprimere i diritti individuali in tal modo? Bisogna riflettere su questo punto.

La conoscenza tempestiva dell’ordinanza rende queste incensurabile, sostanzialmente e formalmente. Non si parla inoltre dell’impugnabilità dei successivi atti di esecuzione.

Il rimedio dell’opposizione può essere fatto valere da parte dell’interessato, ex art. 617 c.p.c., ovvero utilizzando la forma dell’atto di citazione e rispettando il termine perentorio prescritto per la notificazione. I 20 giorni decorrono dal momento della conoscenza o conoscibilità dell’atto.

L’esigenza di accelerazione-semplificazione della procedura di pignoramento presso terzi necessita di equilibrio. La struttura che anticipa l’ottenimento del titolo nei confronti del terzo pignorato va bilanciata con una serie di tutele pregnanti, che purtroppo oggi si limitano alla impugnabilità  dell'ordinanza di assegnazione e al caso in cui il pignoramento concerne beni di proprietà di terzi, con l'opposizione di cui all'art. 619 c.p.c.. 

Se poi il creditore deduce nell'atto di pignoramento rapporti credito-debito non originati da un rapporto di lavoro si prevede che il terzo debba inviare la propria dichiarazione con raccomandata e con atto scritto. Se ciò non accade, il creditore lo riferisce in udienza e il giudice fissa un'ulteriore udienza, con ordinanza che il creditore dovrà notificare al terzo “almeno dieci giorni prima della nuova udienza. Se questi non compare alla nuova udienza, il credito pignorato o il possesso del bene di appartenenza del debitore, nei termini indicati dal creditore, si considera non contestato a norma del primo comma” (art. 548, comma 2, c.p.c.).

La disciplina presa in esame ha prodotto un divario procedurale difficile da comprendere. La nuova previsione potrebbe essere spiegata attraverso il carattere indiretto della partecipazione del terzo al procedimento, nel momento in cui la legge si ferma nel chiedere la comunicazione di una raccomandata.

Il punto interrogativo fondamentale resta se il divario esprime una necessità ragionevole e concreta.