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Nuovi dati sul calo dei fallimenti nel 2015


Unioncamere ha fornito i nuovi dati sull'andamento delle procedure fallimentari nel corso dei primi undici mesi del 2015. Dati dai quali emerge in modo piuttosto chiaro come il numero delle procedure avviate nel corso dell'ultimo anno siano state "solamente" (virgolettato d'obbligo) 12.583 unità, contro le 13.233 unità dello stesso periodo del 2014. Ne deriva, in termini relativi, un passo indietro del 5%, a significare un periodo di ripresa, pur lieve, per la prima volta dopo 4 anni di continuativo segno "meno".

Da quanto sopra ne deriva altresì che, essendo il nostro tessuto imprenditoriale composto da 6 milioni di imprese registrate presso le Camere di Commercio italiane, l'apertura delle procedure fallimentari nel 2015 ha riguardato 2,1 unità ogni 1.000 attività imprenditoriali in essere. Una quota in flessione, ma pur sempre degna di preoccupazioni, valutato che si viaggia comunque su numeri superiori all'avvio della lunga crisi economico finanziaria, i cui strascichi sono tutt'oggi ben visibili.

Ad ogni modo, valutato lo scenario, per il presidente di Unioncamere Ivan Lo Bello il bicchiere è mezzo pieno, poichè il sistema economico tricolore sta dimostrando di potersi riprendere, lentamente, dalla recessione. "Il segnale che giunge dal rallentamento delle procedure fallimentari è certamente positivo. Ci conferma che il sistema produttivo italiano sta uscendo dalla grave crisi degli ultimi anni. Quello di quest’anno è infatti, sul fronte dei fallimenti, il risultato migliore dall’inizio della crisi" - afferma il numero 1 dell'ente, il quale aggiunge come tutte le principali forme giuridiche d'impresa abbiano fatto registrare un calo nel numero dei fallimenti.

Per quanto attiene invece i singoli settori, quello che ha ottenuto i risultati peggiori è stato quello del commercio, che "vanta" 3.186 fallimenti aperti, più del 25% dell'intero ammontare dei fallimenti avviati nel corso dei primi 11 mesi del 2015. Rilevante anche la quota dei fallimenti avviati nel settore delle costruzioni e del manifatturiero, ciascuno con una quota di circa un quinto del totale.

Sotto il profilo geografico, su totale delle regioni poco più della metà (11) hanno riscontrato un calo delle procedure fallimentari, mentre altre 9 hanno dovuto fare i conti con incrementi, di norma lievi. La regione con il maggior numero di procedure si conferma la Lombardia (2.630) davanti a Lazio (1.461) e Veneto (1.162).

Al di là delle buone prospettive del dato, emerge come l'ammontare dei fallimenti attualmente aperti sia comunque degno di elevata preoccupazione, soprattutto sotto il fronte occupazionale: dal 2007 al 2015 sono stati persi più di 522.000 posti di lavoro tra i lavoratori autonomi, con un saldo netto sull'intero ammontare pari a - 10%. Dall'inizio della crisi ad oggi i fallimenti sono stati almeno 82 mila unità, interessando circa 1 milione di lavoratori.

Ad essere maggiormente interessati dalla crisi lavorativa, soprattutto le piccolissime e le piccole imprese appena poco sopra i requisiti minimi per poter avere accesso alla procedura fallimentare. Sorte diversa, ma pur sempre definitiva, per le iniziative imprenditoriali che non raggiungono i requisiti minimi di fallibilità.