Concordato Preventivo

Negato concordato per L'Unità, richiesta per Matarrese


Il Tribunale ha respinto la richiesta di proseguire il concordato preventivo della storica socità di Cuneo che fu acquistata da Veneziani nel 2012. Da circa due settimane i dipendenti stanno scioperando in quanto da mesi non ricevono lo stipendio, come i lavoratori delle tipografie di Seriate e Moncalieri e i giornalisti del gruppo che si sono aggiudicati il quotidiano fondato da Antonio Gramsci

Guido Veneziani sta tentando di salvare L'Unità ma una sua azienda sta per fallire

La voglia di salvare L’Unità c'è, ma una sua azienda sta per fallire e 133 lavoratori potrebbero restare a casa. Un’altra difficoltà sta cadendo su Guido Veneziani, posto a capo del medesimo gruppo editoriale che ha rilevato il quotidiano fondato da Antonio Gramsci con l’intento di provvedere ad un suo rilancio. Giovedì il Tribunale di Asti ha respinto la richiesta di proseguire il concordato preventivo presentata dalla Roto Alba, storica tipografia di Cuneo nata con le Edizioni Paoline e trasferita nelle mani dell’editore milanese nel 2012. Da due settimane i dipendenti stanno scioperando in quanto lo stipendio non viene più corrisposto. La stessa protesta è partita anche dai lavoratori di altre tipografie di Seriate (Bg) e Moncalieri (To) e dai giornalisti del gruppo Guido Veneziani Editore.

Il giudice  di Asti ha deciso che la tipografia non potrà portare avanti l’attività nell’attesa che il proprietario si accordi con i suoi creditori per un ripiano dei debiti. Dunque, toccherà proprio a Veneziani presentare l’istanza di fallimento sulla quale il giudice si pronuncerà nell’udienza di mercoledì 27 maggio. “A novembre la Roto Alba aveva chiesto il concordato preventivo e il tribunale ha nominato due commissari per controllarne la gestione – spiegano Nicola Gagino della Slc Cgil e Lina Simonetti della Fistel Cisl -. Nel frattempo la proprietà avrebbe dovuto preparare un piano industriale per ripianare i debiti e rilanciare l’attività, ma non ce l’ha fatta e a marzo ha chiesto altri due mesi di tempo per il concordato. Il giudice glieli ha negati”.
Ciò è accadutoanche perché i commissari hanno individuato alcuni elementi critici: “Abbiamo fatto i nostri controlli – spiega uno dei due, il professor Alberto Jorio – ed è venuto fuori che non pagavano gli stipendi e non c’erano contratti di fornitura”. Fornisce più elementi Gagino: “Da quando la Roto Alba è in concordato la società ha pagato regolarmente solo un mese di stipendio e gli altri sono sempre arrivati in ritardo. Inoltre da trenta mesi non viene pagato il fondo integrativo Byblos sebbene l’azienda abbia trattenuto le quote dalle buste paga dei lavoratori”. Ora resta poco da fare, afferma la sindacalista Simonetti: “L’azienda si è impegnata a portare i libri in tribunale. Entro pochi giorni dovrebbe presentare la richiesta di fallimento”. Per Gagino “l’unico aspetto positivo è che ci saranno interlocutori attendibili come il tribunale e il curatore fallimentare”.

Sulla vicenda si sono epsressi anche i politici di Forza Italia. L’eurodeputato Alberto Cirio ha preparato una memoria da inviare al senatore Lucio Malan affinché prepari un’interrogazione: “Il gruppo Veneziani è lo stesso che ha stretto un accordo con il Pd per il rilancio dell’Unità. È un fatto assolutamente inaccettabile che il nostro presidente del Consiglio festeggi in pubblico la provvidenziale alleanza, quando lo stesso gruppo da mesi, ad Alba, sta lasciando 140 famiglie in enorme difficoltà”.

Matarrese Spa, risposta negativa al fallimento: confermato il concordato preventivo

La richiesta di procedura fallimentare, portata avanti dai commissari liquidatori, è stata rigettata dal Tribunale
Crisi gruppo Matarrese, il tribunale dice sì al concordato: andando a salvare 350 lavoratori. Non è stata avviata alcuna procedura fallimentare, confermata l'ammissione della Matarrese Spa al concordato prreventivo.
La richiesta di revocare l'ammissione al concordato, presentata qualche mese fa, era stata avanzata dai commissari liquidatori relativamente ai pagamenti effettuati in favore della società albanese 'Semplice Salini', filiale dell'azienda barese in Albania.
In particolare, una volta dato il via al concordato, questa filiale avrebbe ricevuto dal governo albanese un pagamento per 1,9 milioni di euro per un appalto che si occupasse della realizzazione di strade, poi direttamente girato alla società responsabile dei lavori.
Stando ai commissari, il versamento non doveva effettuarsi perchè la società era in concordato e tutto il denaro doveva essere diretto in via proporzionale a sanare i debiti verso i creditori. Il Tribunale, in ogni caso ha sposato la tesi sostenuta dai difensori della società, non ritenendo quel pagamento – contenuto rispetto all'ammontare del debito di circa 300 milioni di euro - un atto di frode in danno degli altri creditori.