Amministrazione Straordinaria

Mercatone Uno, il coronavirus allunga l'amministrazione straordinaria


Si profilano sei ulteriori mesi di amministrazione straordinaria per Mercatone Uno. I Commissari titolari della procedura hanno chiesto al Mise una proroga a causa del blocco delle attività legato all'emergenza coronavirus. La catena di arredamento, composta da 55 punti vendita sparsi in tutta Italia, lo ricordiamo, era stata acquisita da Shernon Holding nell'agosto del 2018 a seguito del fallimento del gruppo fondatore e dopo tre bandi di vendita andati deserti. Ma in meno di un anno, la holding con sede a Malta aveva accumulato ben 90 milioni di debiti andando incontro al crac poi ufficializzato dal Tribunale alla fine dello scorso maggio. Dopo un anno, rallentate dal lockdown imposto dalla pandemia, proseguono tra i Commissari e alcune società che hanno risposto 'presente' all'invito a manifestare interesse, le trattative per la vendita degli store Mercatone Uno. Proprio il 'congelamento' dei lavori dovuto all'emergenza sanitaria è il motivo che sottende la richiesta di proroga dell'amministrazione straordinaria ora al vaglio del Ministero dello Sviluppo Economico. Anche perché le trattative in corso, seppur relative a soli 11 negozi dei 55 totali, sembrano ben avviate. Proprio pochi giorni fa si è tenuto l’incontro tra i Commissari di Mercatone Uno e Risparmio Casa, gruppo pronto ad acquisire 5 punti vendita situati a Roma, Monterosi (VT), Comacchio (FE), Albenga (SV) e Calenzano (FI). L’azienda acquirente ha dichiarato che i livelli di occupazione saranno mantenuti così come il monte ore individuale. I primi 3 dovrebbero essere riaperti entro il 2020 e gli altri due nel corso del 2021. Per gli altri 6 opzionati, invece, sarebbero in corso contatti con un'altra importante realtà del settore. Nel frattempo è arrivata però una bella doccia fredda per i fornitori di Mercatone Uno, esposti per 200 milioni di euro. Come si legge sul Sole 24 Ore, i tre commissari, nella relazione depositata al Mise scrivono che non "vi è evidenza della possibilità di procedere all'integrale soddisfacimento dei crediti preducibili”. In pratica saranno le banche, garantite da ipoteche, a rientrare per prime grazie ai potenziali incassi delle aste bandite per vendere la merce che era presente nei negozi a marchio Mercatone al momento del fallimento. I fornitori (ma anche i tanti clienti che avevano già pagato merce mai consegnata o lasciato acconti) non possono dunque che confidare nella sentenza della Procura di Milano relativa al fallimento di Shernon. Per quanto riguarda, invece, i 1700 dipendenti, la cassa integrazione in scadenza il prossimo 23 maggio dovrebbe con tutta probabilità venire rinnovata per un altro anno.


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