Fallimento

Mercatone Uno, Bormioli e Auto Planet in fallimento


Ciò vale anche per il negozio di Beinasco, nel Torinese, che aveva avuto la fortuna di restare aperto. Nel frattempo la società continua a ribadire che alcuni investitori stranieri sarebbero interessati ad interventi nel gruppo, ma al momento non compaiono informazioni ulteriori in merito. 

Il 16 i sindacati si sono nuovamente incontrati

Sono gli stessi sindacati a dirlo, a seguito dell'incontro del 16 a Bologna, all'hotel Europa, con la dirigenza di Mercatone. A seguito della presentazione in tribunale a Bologna della richiesta di concordato preventivo, di cui avevamo già parlato, il 27 febbraio ci sarà la riunione del tavolo regionale sulla crisi dell'azienda nazionale di distribuzione. Sarà necessario apprendere se esistono appunto possibili investitori e un piano industriale che possa rilanciare la attività, salvaguardando i posti di lavoro.
Anche questo incontro, come il precedente del 5 febbraio, al quale avrà seguito un terzo del 24, non ha portato ad un risultato concreto tra i rappresentanti dei dipendenti e la direzione di Mercatone Uno. Tuttavia, gli investitori hanno tempo fino al 28 febbraio, così come era stato spiegato nell'annuncio di tempo addietro.
I lavoratori e sindacati stanno attendendo una vera svolta, giacché si sta cercando anche di pressare i ministeri ma con scarsissimi risultati. Ci sono poi i lavoratori dell'indotto che sono messi a rischio, in termini di logistica e servizi. La situazione peggiora perché per la maggior parte della società del gruppo, sono stati applicati, ed è ormai cosa nota, ammortizzatori in deroga, che al massimo potranno essere prorogati ancora fino al prossimo maggio.
"La situazione è complicata e il destino del gruppo non è ancora del tutto chiaro, la liquidità è limitata e le chiusure proseguono. Attendiamo sviluppi fin dal prossimo incontro", spieha Rosa Dammicco della Filcams-Cgil di Modena, area dove abbiamo 120 lavoratori, di cui 30 già in cassa integrazione, dipendenti dei due negozi ex Tre Stelle di San Cesario e Medolla, che sono stati chiusi la scorsa primavera. Gli altri 80 addetti modenesi sono coloro che lavorano nei centri vendita Mercatone uno di Castelfranco Emilia e Sorbara.

Momento triste anche per la Bormoli e la Auto Planet Padovane

La crisi del mercato dell’auto ha eliminato per due concessionarie storiche della nordica città. Dichiarazione di fallimento per entrambe: la Bormioli auto in liquidazione, con sede legale in piazza dei Frutti 36 e salone in via Vigonovese e l’Auto Planet srl con sede in viale della Regione Veneto 28. La Bormioli era legata al marchio Alfa Romeo, sebbene per ottemperare alla crisi aveva iniziato ad occuparsi anche di altri marchi, la seconda era concessionaria della Citroen ed apparteneva all’imprenditore Massimo Artusi. L’Auto Planet ha chiuso le proprie porte negli ultimi mesi del 2014, dove aveva una trentina di dipendenti. Massimo Artusi, il proprietario era uno dei soci del Calcio Padova nel 2001 e 2002 nella compagine del presidente Mazzocco. Ma dopo tale esperienza decise di non occuparsi più di calcio.

Il fallimento di Auto Planet

La concessionaria Auto Planet è stata tra le più famose del belpaese a causa delle sue enormi dimensioni e degli spazi di esposizione. Si occupava della compravendita di automobili in diverse parti del Paese ed era molto presa in considerazione dalla casa automobilistica francese nata nel 1919 dalla trasformazione dell'industria fondata da André Citroën.

La vicenda della Bormioli e del suo fallimento

Le ultime tappe della Bormioli sono davvero tristi se si pensa che l’8 maggio 2013  è morto il suo referente, Dario Bormioli. Qualche settimana prima, il 25 aprile, l’imprenditore 70enne aveva deciso di ammazzarsi con un colpo alla testa, di fronte alla tomba del padre al Cimitero Maggiore di Padova. Lì c'è Ugo Bormioli, fondatore dello storico concessionario Alfa Romeo e, appunto, padre di Dario. L’imprenditore era disperato, fortemente preoccupato per il futuro della sua azienda, colpita già all’epoca dalla crisi che non ha guardato in faccia nessuno. La concessionaria è stata ora dichiarata fallita.
Il gesto di Dario Bormioli ha lasciato tutti di soppiatto, era una persona vitale ed estroversa. Probabilmente non è riuscito a reggere la forte crisi che aveva investito l'azienda.
I nuovi modelli di auto trovavano dunque poco riscontro e ciò ha pesato sulle due concessionarie, tanto da portarle al fallimento. Il problema principale era rappresentato dai saloni multimarche, e con entrate molto basse, per gli addetti ai lavorie ra impossibile andare avanti. Le auto vendute erano poche, i costi di gestione dei capannoni e del personale sempre più alti, tanto da pesare sul bilancio aziendale.