Crisi Aziendali

Coronavirus, l'industria dei matrimoni al collasso


Fatidico sì già rinviato per almeno 9mila coppie, altre 25mila prendono tempo confidando di potersi sposare tra maggio e giugno, ma il rischio di posticipare al 2021, anche per queste migliaia di fidanzati in attesa dell'altare, è dietro l'angolo. Sono impressionanti i numeri dei matrimoni che il Coronavirus, o meglio le misure imposte dal 'lockdown', faranno rinviare al prossimo anno. Ben 17mila quelli previsti tra marzo e aprile, già ufficialmente rimandati di un anno, cui si sommano gli altri 50mila in forse. E poi si sente dire che in Italia non ci sposa più... stando ai numeri non sembrerebbe. Per il settore del wedding, che stava vivendo un 2020 da 'overbooking', le perdite sono ingenti. Assoeventi, l'associazione di settore battente bandiera Confindustria le stima in qualcosa come 26 miliardi, con ricavi crollati dell'80%, se non del tutto azzerati. Il risultato, sottolinea l'organizzazione di rappresentanza, è che tantissime aziende di un settore che promuove lo sviluppo del territorio, anche in chiave turistico-ricettiva, rischiano seriamente il fallimento. Il tema è serio visto che il giro dei matrimoni in Italia è un business da circa 40 miliardi di euro l'anno, tra abiti, arredi, bomboniere e fiori. Solo nel 2019, tanto per snocciolare due dati, nel Belpaese sono stati organizzati e celebrati quasi 220mila matrimoni, per un giro d'affari che ha generato 463 mila arrivi e oltre 15 milioni di presenze. Ora, grazie al virus, la crisi è servita e all'industria dei matrimoni non resta che chiedere aiuto al governo a partire da sostegno fiscale e previdenziale per imprese e liberi professionisti, ma anche un contributo mensile per 6 mesi da marzo ad agosto per far sopravvivere le aziende in difficoltà nonché prestiti a fondo perduto o a tasso zero. Intorno ai fiori d'arancio ruotano 83 mila aziende e 1 milione di lavoratori, ma lo stop delle nozze colpisce anche 8 mila e 500 location, 2 mila e 500 fioristi, 2 mila catering, 8 mila fotografi, 6 mila e 500 musicisti, 3 mila e 500 wedding planners senza considerare l'indotto, come ad esempio i produttori di arredi per la casa, il cui giro d'affari si regge anche sulle liste nozze e sugli acquisti delle future coppie di sposi. Esistono poi circa 700 aziende italiane, tra piccole e medie, che producono bomboniere, con circa 6000 punti vendita sparsi su tutto il territorio nazionale, con un fatturato di circa 800 milioni di euro e quasi 30 mila dipendenti. Poi ci sono le agenzie di viaggio che hanno riprogrammato i viaggi di nozze, i gioiellieri che non vendono più fedi, gli atelier di abiti da cerimonia a rischio crac... insomma, una miriadi di attività e settori che si reggono sui matrimoni e che l'epidemia Covid-19 sta già mettendo in ginocchio.