Legge Fallimentare

La riforma del fallimento: come funzionerà e cosa cambia


Lo Stato italiano, così come quelli europei ed extraeuropei, sta affrontando gli strascichi della pandemia Covid-19 in particolar modo dal punto di vista economico. Per quanto riguarda l'economia italiana, il governo presieduto da Mario Draghi sta presentando e mettendo a punto delle norme pragmatiche e moderne che dovrebbero aiutare le imprese che si trovano in difficoltà. Ciononostante, ci sono ancora alcune normative che devono essere adeguate a questi tempi difficili, e in questo articolo si tratterà della riforma del fallimento che è ancora rimasta così com'era stata modificata e messa in atto nel 2019, e che dunque ha necessità di un adattamento ai tempi attuali, e al più presto possibile.

I procedimenti più recenti prima del 2019

Le riforme del fallimento sussistono fin dal 1942, ma adesso si darà uno sguardo alle modifiche più recenti pre-2019. Nel 19 ottobre 2017 è stata emanata la Legge n.155 che delegava il Governo il compito di riformare le discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza. I suoi principi generali hanno stravolto il vecchio concetto di fallimento esistente all'epoca. Non ne è stato cambiato solo il nome, ma anche il concetto di procedura sanzionatoria, la quale si è trasformata in una procedura di "liquidazione giudiziale". Il nome del curatore non è stato cambiato, e tuttavia il ruolo del suddetto curatore è stato adeguato alle novità previste nella delega e conferito di maggiori attitudini e professionalità (fonte: Altalex).

Nel 2018, l'ultimo anno della XVII Legislatura della Repubblica Italiana che aveva avuto inizio nel 2013, il Parlamento ha approvato la già citata legge n.155 del 2017, e tale legge delegava il Governo allora presieduto da Paolo Gentiloni a operare un'ampia riforma del fallimento concernente la disciplina delle crisi d'impresa e dell'insolvenza (fonte: Camera dei deputati, Documentazione parlamentare). Questa nuova legge delega è stata articolata in sedici punti che riguardavano le procedure concorsuali e la disciplina della composizione delle crisi da eccessivo indebitamento, nonché il sistema dei privilegi e delle garanzie. Tra le altre deliberazioni, il modello processuale per l'accertamento della crisi o dell'insolvenza sarebbe stato unico per tutte le categorie di debitori (fonte: www.diritto.it).

Le normative del 2019

Nel 2019, la riforma del fallimento è stata caratterizzata sopratutto da due elementi. Il primo è la direttiva Ue 2019/1023, mentre il secondo è il nuovo Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, ovvero il dllgs 14/2019 (fonte: ItaliaOggi). Il 26 giugno 2019 la Gazzetta Ufficiale ha riportato la pubblicazione di tali normative (emanate il 20), volte a modificare la direttiva Ue 2017/1132. Nella suddetta riforma sono contenute delle leggi concepite in materia di: quadri di ristrutturazione preventiva per il debitore che abbia difficoltà finanziarie e che rischi dunque di essere insolvente; procedimenti che portino all'esdebitazione dei debiti contratti dai debitori insolventi; misure che aumentino l'efficienza dei procedimenti di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione (fonte: www.dirittobancario.it).

Il termine nazionale di recepimento di tale riforma del fallimento da parte dell'Italia e degli altri stati membri è stata fissata per il 17 luglio del 2021. Nel corso dei lavori preparatori, la suddetta direttiva ha subito diverse modifiche, benché le linee generali siano rimaste quelle contenute nella Proposta presentata alla Commissione in data 22 novembre 2016 (fonte: www.dirittobancario.it). Gli strumenti di allerta precoce includevano (e includono tuttora): meccanismi di allerta nel momento in cui l'imprenditore abbia mancato di effettuare dei pagamenti; servizi di consulenza forniti da enti pubblici o privati; incentivi a norma del diritto nazionale che sono rivolti a terzi che abbiano informazioni rilevanti sul debitore, affinché essi segnalino gli andamenti negativi al debitore stesso (fonte: Ipsoa).

La situazione oggi

L'attuale pandemia ha lasciato degli strascichi sopratutto a livello economico, ed era dunque inevitabile che influenzasse l'emanazione di qualunque normativa in tale ambito (oppure della riforma di qualunque normativa in tale ambito) in tal senso. In un articolo di ItaliaOggi del 2021, si è detto che la riforma del fallimento che sarebbe entrata in vigore il 1° settembre avrebbe portato l'intero Paese al collasso economico, perché le aziende in difficoltà avrebbero dovuto essere segnalate a degli appositi organismi di composizione della crisi di recente costituzione, ma non ancora attivi (i cosiddetti Ocri), nonostante i debiti e la carenza di liquidità delle stesse imprese siano adesso più la normalità, che l'eccezione (fonte: ItaliaOggi).

Mario Draghi, che presiede il G30, ovvero l'organizzazione di matrice internazionale composta da finanzieri e accademici che dal 1978 ha il compito di occuparsi dell'approfondimento di questioni economiche e finanziarie, ha messo un freno alla suddetta riforma del fallimento caratterizzata in questo modo chiedendo delle soluzioni alternative, come ad esempio lo spostamento della crisi della liquidità circoscritta in Italia a sei mesi al concetto di solvibilità nel lungo periodo. Sarebbe spettato sopratutto ai creditori internazionali, e non più agli Ocri, decidere quali delle imprese in difficoltà meritano la possibilità di essere salvate (fonte: ItaliaOggi). Gli aiuti alle aziende ci saranno come prima, ma con la differenza che non saranno più distribuite a pioggia.

Su che cosa sarà improntata la riforma del fallimento 2021?

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, il 17 febbraio, ha infatti testualmente detto che sarebbe stato sbagliato proteggere tutte le attività economiche a prescindere dalla loro natura, e che la politica economica avrebbe dovuto scegliere quali attività sarebbero state protette e quali invece sarebbero state accompagnate nel cambiamento (fonte: Ansa). Dunque la futura riforma del fallimento, qualunque forma assumerà, sarà contrassegnata dalla necessità di operare dei tagli, ma non a scapito dei lavoratori, per quanto sarà possibile. Come confermato dallo stesso G30, è doveroso calcolare il costo dei costi e dei sacrifici, e resterà da vedere se tale approccio sotto il segno del pragmatismo e della modernità apporterà dei risultati, seppure non nell'immediato (fonte: ItaliaOggi).

La riforma del fallimento: quale futuro?

Allo stato attuale, non c'è alcuna notizia che riguardi l'emanazione della nuova riforma del fallimento, ma non sussiste alcun dubbio sul fatto che tale emanazione avrà luogo al più presto possibile. Sarà quantomeno necessario che le normative in vigore oggi vengano adeguate ai tempi attuali, perché sopratutto la direttiva Ue 2019/1023, concepita prima della pandemia e di conseguenza adatta per fronteggiare le difficoltà che stavano mettendo a dura prova le imprese italiane e non solo, risulta inadeguata a fronteggiare le difficoltà che stanno mettendo in ginocchio le stesse imprese (fonte: ItaliaOggi). Stando così le cose, l'Italia si trova in un limbo da questo punto di vista, e c'è solo da sperare che non ci rimanga troppo a lungo.


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