Studi e Ricerche

Le imprese italiane fuori dalla crisi ma restano criticità


Secondo diversi studi i numeri dicono che il peggio è alle spalle ma ammoniscono: bisogna innovare e occhio alla bassa capitalizzazione

Non sono svaniti i rischi a medio termine per le imprese italiane perché la tecnologia impone una continua evoluzione e le capitalizzazione rimane limitata in un contesto che tende a premiare le economie di scala. Tuttavia, chi ha resistito alla lunga recessione, ha le fondamenta più robuste. Questo è quanto emerge dagli ultimi studi sul nostro sistema produttivo. L’Istat sottolinea una crescita dei fatturati del 5,1 per cento rispetto al 2016. Si tratta della migliore performance dal 2011 ad oggi. Gli ordini sono saliti del 6,6 per cento e il giro d’affari è arrivato a livello dell’ottobre del 2008, l’ultimo mese prima della grande crisi.

Pure i fallimenti sono diminuiti, tornati secondo Cerved ai livelli del 2005. Oggi le imprese impegnate in procedure di default o di uscita volontaria dal mercato sono state 93mila, il 5 per cento in meno rispetto al 2016, un livello più basso di quasi il 16 per cento rispetto al 2013. La riduzione è stata notevole al Nord Ovest (-12,4 per cento), seguito dal Nord Est (-12,2 per cento). Un quadro che appare più sereno a quello di qualche anno fa, pur se sempre fragile. Secondo l’ultimo rapporto sui distretti, redatto da Intesa SanPaolo. Alimentare e meccatronica trainano la crescita dei territori, con alcune lavorazioni in altri tempi demoralizzate che tornano in Italia. L’automazione permette di abbattere il costo del lavoro ma occorre adattare l’organizzazione aziendale alla rivoluzione digitale, a partire dal personale.


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