Asta Giudiziaria

La lotta contro le aste giudiziarie si inasprisce a Vittoria


Sebbene le modalità di intervento in passato erano disgiunte, dalla settimana scorsa i due movimenti che nascono dal comparto agricolo, han trovato un modo per incontrarsi nel realizzare un obiettivo comune: combattere contro il sistema, a loro detta, colluso, delle aste giudiziarie che sta ormai distruggendo famiglie e aziende.

Le vendite, come abbiamo detto anche in altre occasioni, spesso non riescono neanche a soddisfare i creditori, dati i prezzi bassi. La manifestazione si è svolta in Piazza Italia, a Vittoria, in provincia di Ragusa. Le aste giudiziarie espropriano famiglie e aziende dei propri beni. Il problema è che la vendita non avviene in prima battuta, ma nei momenti successivi, quando il prezzo è ormai ridotto. A questo punto, l’unico vincitore di questa lotta tra poveri è chi acquisisce il bene ad un prezzo inferiore al valore reale.

Maurizio Ciaculli è uno degli imprenditori che vedrà la sua azienda messa in vendita. Il valore di stima era di 850.000 euro. Sarà battuta all’asta a 56.000 euro. Una sentenza ha decretato, dando ragione all’uomo, che l’istituto di credito aveva stornato in via illegittima 210.000 euro e l’operazione è stata la causa del fallimento. I soldi sono, poi, stati restituiti, ma il fallimento non si è fermato. Neanche una sentenza favorevole riesce, ormai, a salvare il salvabile.

Il leader siciliano de "Il popolo dei Forconi", Mario Ferro, ha sottolineato come il sistema sia malato. Le aziende prima si chiudevano per un fatto fisiologico, oggi rappresentano una patologia che la politica non riesce a curare. L’epidemia è scoppiata, non si può continuare così. Persino le aziende che sono potenzialmente sane vengono costrette a chiudere. I loro beni vanno all’asta e si specula senza sosta.

Alla protesta era presente anche Angelo Giacchi, imprenditore ed ex coordinatore cittadino dell’Udc, che ha partecipato allo sciopero della fame davanti alla prefettura. L’intenzione di quest’ultimo è di fare dei presidi, per tenere massima l’attenzione. In questo modo qualcuno li denuncerà, ma il gruppo è pronto ad autodenunciarsi pur di farsi ascoltare e cambiare le cose.