Crisi Aziendali

JP Industries, dal sogno rilancio al rischio mobilità per i 580 dipendenti


Nata una dozzina di anni fa per tentare di rilanciare il comparto del bianco della ex Antonio Merloni, JP Industries è giunta al capolinea. Con tanto di colpo di scena. L'ennesimo nel 'copione' sin qui scritto dall'imprenditore marchigiano Giovanni Porcarelli. Alla riassunzione della manodopera (quasi 700 tra operai e impiegati) e all'acquisizione di ben 3 stabilimenti, avevano poi fatto seguito anni e anni di cassa integrazione, con una produzione ridotta al lumicino nonostante l'azienda si fosse aggiudicata il comparto elettrodomestici ex Ardo. Si è giunti poi al 29 giugno scorso con JP che è stata convertita nella newco Indelfab (Industrie elettrodomestiche fabrianesi) finita poi in liquidazione il 3 luglio, appena cinque giorni dopo la sua nascita. E non è tutto, perché la direzione aziendale ha aperto la procedura di mobilità per tutti i dipendenti. La prossima tappa, dopo l'allarme lanciato da sindacati, Governo, Regione Marche e Comuni interessati, sarà l’incontro in programma domani, martedì 1 settembre, tra l’imprenditore marchigiano e i rappresentanti dei lavoratori. L'azienda prosegue per la sua strada e vuole mettere sul tavolo, nero su bianco, l’accordo per la procedura di mobilità. Patto che i sindacati, a pochi giorni dalla scadenza della cassa integrazione fissata per il 6 settembre, non hanno ovviamente intenzione di firmare. Obiettivo dei confederali è ottenere dal Governo altre settimane di cassa integrazione per Covid e fare chiarezza sulle interpretazioni dei Decreti Agosto e Rilancio che a detta loro mantengono in vigore il divieto di licenziamento per le aziende in liquidazione. In ballo il futuro degli attuali 584 dipendenti, 305 impiegati negli stabilimenti di Fabriano, Santa Maria e Maragone e 279 nel sito di Gaifana (Perugia) in Umbria. In passato, sotto l'insegna JP Industries, i dipendenti avevano già vissuto la medesima esperienza quando la proprietà, quindi sempre Porcarelli, aveva unilateralmente avviato le procedure per il licenziamento collettivo, poi ritirato, mentre in tempi più recenti c'era stata la domanda di concordato che prevedeva circa 340 esuberi, domanda anch'essa ritirata a seguito di alcune prescrizioni del giudice della sezione Fallimentare del Tribunale di Ancona.


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