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Indagine sul fallimento della Meccano Aeronatica di Cisterna


La società del gruppo Veruso, stando al sostituto procuratore Marco Giancristofaro, sarebbe finita in bancarotta fraudolenta. Secondo Giancristofaro le manovre relative ai tre crac hanno la stessa origine e provengono dai medesimi soggetti.

Meccano è la società che, che attraverso la presenza di un gran numero di contributi pubblici, avrebbe dovuto salvare gli ex lavoratori della Goodyear. Ma come sappiamo non è accaduto.

L’indagine e le condanne

Il 18 ottobre 2012, la società fu dichiarata fallita dal Tribunale di Latina e, con l’ipotesi di bancarotta, furono sottoposti ad indagine, oltre all’imprenditore campano Alberto Veneruso, manager, liquidatori e sindaci: Giorgio Di Mare, Maurizio Genovese, Mario Schisa e Claudio Pepè Sciarria. Per Giancristofaro, una simile sorte a quella delle Agw e Alfer, e quindiper la ex Aviointeriors e la ex Railinteriors, avrebbe toccato la Meccano: defraudata di ogni bene. Nel 2007 è stato ceduto l’immobile di Cisterna, del valore di 8,5 milioni, alla Alven Investimenti, sempre del gruppo Veneruso, per 42.500 euro, e la produzione alla M.A. Interiors, che a sua volta veniva ceduta poi alla Alven Service. Nel 2011 l’attività venne ceduta dalla Alven Service alla Alven spa e, nel 2012, beni di Meccano furono dati ad Aviointerios spa.

Il capitale di Meccano, nel 2010 venne fu ceduto dalla Cordusio società fiduciaria spa alla società di diritto olandese Rohil International BV. Nel 2011 Veneruso trasferì le proprie azioni alla società uruguayana Mecapoint sa e, infine, il 5 maggio scorso, il capitale della Alven Investimenti spa, attualmente Sfim Investimenti spa, è stato acquistato dalla società di diritto inglese Immo Limited e quello della Alven spa, diventata Sfim spa, dalla inglese Industrial Engineering Limited, il tutto mentre Veneruso aveva ceduto gli incarichi di amministratore a Giorgio Di Mare e Paolo Benedetti.

La bancarotta e la curatela fallimentare

Continuano intanto le indagini per bancarotta anche sull’Agw, l’ex Aviointeriors, e sull’Alfer, l’ex Railinteriors, di cui il Tribunale di Latina  ha dichiarato il fallimento il 10 maggio e il 26 aprile 2012. Per Agw, il magistrato ha indagato Veneruso, Di Mare, Schisa, Giovanni Prandoni, Giuseppe Egitto e Franco Bottoni, manager e sindaci della società. I beni dell’azienda, per il magistrato, come nel caso di Meccano sparirono con le cessioni all’Alven spa, alla Alven Investimenti spa e alla stessa Aviointeriors, con una serie di scissioni societarie e di trasferimenti compiuti dal 2007 al 2011. Il capitale sarebbe poi finito alla stessa Mecapoint e, il 5 maggio, sempre alle stesse due londinesi, stessa data dell’addio dato da Veneruso all’incarico di presidente del CdA di Aviointeriors, sempre a favore di Di Mare. Per Alfer, ex Railinteriors, sono sottoposti ad indagine, invece, oltre a Veneruso, Prandoni, Schisa e Di Mare.  Per svuotare le città è stato usato sempre lo stesso sistema.

Seguendo ipotesi simili, la curatela fallimentare dell’Agw ha citato cinque manager e la stessa Aviointeriors innanzi al Tribunale per le imprese di Roma, chiedendo loro un risarcimento tra i 17,2 e i 23,6 milioni di euro. Una richiesta che potrebbe condurre al salasso l’Avio, Veneruso, Di Mare, Genovese e Marco Cimino. La curatela dell’Alfer, sebbene sul fallimento è in pendenza il ricorso in Cassazione, ha invece intrapreso due azioni di responsabilità, una a carico di Veneruso e dell’Alven spa e una a carico di Veneruso, Schisa, Cimino, Di Mare e Genovese, chiedendo un risarcimento totale di 12 milioni di euro, facendo avviare un giudizio sempre davanti al Tribunale per le imprese.

Per quanto concerne invece la Permaflex, dichiarata fallita nel 2002, il processo a Veneruso e ad altri manager e sindaci è ricominciato, mentre, ormai, siamo di fronte alla prescrizione. Due giudici su tre incaricati del tormentato procedimento sono cambiati e l’udienza è stata fissata per il 12 novembre, con tutti i testimoni da risentire. Oggetto del processo bancarotte preferenziali, già prescritte, la vendita di partecipazioni di una società tunisina, con denaro poi transitato in Svizzera, e la vendita di un immobile a Capena.
A metà dicembre il Tribunale civile di Latina dovrà però decidere se pronunciare la condanna di Veneruso e altri tre manager a risarcire la curatela, dopo che la stessa ha chiesto danni per 19
miliardi di vecchie lire.