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Crisi da Covid, il 50% delle famiglie soffre e 1 impresa su 3 rischia fallimento


"Il 38,8% delle aziende italiane, percentuale che corrisponde ad un 'monte occupati' pari a 3,6 milioni di addetti e ad un valore aggiunto di circa 165 miliardi di euro, denuncia l’esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza da qui alla fine del 2020". Non se la passa bene l'economia italiana, in forte sofferenza dopo essere stata travolta dal coronavirus e dagli effetti negativi del lockdown. A denunciarlo è l'Istat fotografando lo stato di salute del tessuto imprenditoriale tricolore. Dall'analisi emerge come il "pericolo di chiudere l’attività" sia più elevato tra le micro imprese, 40,6%, 1,4 mln di addetti, e le piccole imprese, 33,5%, 1,1 mln di occupati, ma assuma comunque "intensità significative" anche tra le medie (22,4%, 450mila addetti) e le grandi (18,8%, 600 mila addetti). Il rischio di chiusura riguarderebbe un'impresa su tre, mentre la quota si riduce a circa un quinto se si prendono in considerazione le realtà più dinamiche. Per l’Istituto di statistica, in pericolo c'è soprattutto il settore ricettivo-alberghiero e quello della ristorazione, con sofferenze gravi per il 60 per cento di alberghi e ristoranti (19,6 miliardi di euro di valore aggiunto, poco più di 800mila occupati). Prospettive nerissime anche per il 61,5% delle aziende che operano nel comparto dello sport, cultura e intrattenimento (3,4 miliardi di euro di valore aggiunto, circa 700 mila addetti), ma l'impatto negativo del Covid è rilevante, interessando circa un terzo delle imprese, anche per manifattura (4 miliardi di euro di valore aggiunto, 760mila addetti), costruzioni (1,3 miliardi di euro valore aggiunto, circa 300mila occupati) e commercio (2,5 miliardi di valore aggiunto, poco meno di 600 mila addetti). La prospettiva di chiusura dell’attività è determinata prevalentemente dall’elevata caduta di fatturato (oltre il 50% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019), che ha riguardato il 74% delle imprese e dal lockdown (59,7% delle imprese). I vincoli di liquidità (62,6% delle unità a rischio chiusura) e la contrazione della domanda (54,4%) costituiscono i principali fattori che hanno inciso sul deterioramento delle condizioni di operatività delle imprese. Secondo l'Istat il sistema produttivo italiano "sta comunque reagendo alla eccezionalità della fase economica", seppur in maniera differenziata per dimensione e livello di dinamismo. Più di un terzo delle imprese, si legge nella nota dell'istituto, ha dichiarato di non avere adottato alcuna strategia per fronteggiare la crisi. Le imprese che hanno invece manifestato la volontà di predisporre strategie di reazione mostrano obiettivi organizzativi molto diversi: il 31,1% (circa 10% del valore aggiunto, poco più dell’8% dell’occupazione) prevede di contrarre l’attività, l’occupazione e/o gli investimenti; il 27,1% (30% del valore aggiunto, quasi 32% dell’occupazione) ha come obiettivo la crescita (dei prodotti, dei mercati, delle relazioni); il 41,8% (poco meno del 34% del valore aggiunto, il 37% degli addetti), infine, sta riorganizzando e adattando la propria attività. La crisi delle aziende si riflette, ovviamente, anche sulle tasche e i bilanci delle famiglie italiane. Secondo un monitoraggio straordinario di Bankitalia, che tra fine aprile e inizio maggio ha messo sotto la sua lente numerosi nuclei familiari prendendo come campione circa 3.079 individui. L'obiettivo del sondaggio era capire la situazione economica e le aspettative post crisi pandemica. Secondo l'indagine, oltre la metà degli italiani ha subito un calo del reddito a causa del lockdown, un terzo delle famiglie non andrà in vacanza, anche perché ha risparmi per andare avanti solo per altri tre mesi, mentre il 40 per cento dei nuclei è in difficoltà con le rate del mutuo. La situazione economica e sulle aspettative durante la crisi legata alla pandemia.


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