Fallimento

Il salvataggio della Lavinox dal fallimento


La storia riguarda il salvataggio di Lavinox, uno stabilimento che ha più di 200 dipendenti, a Villotta di Chions, è una storia di ordinaria follia che è arrivata in Italia, dove a parole si sta cercando di rivendicare ancora un ruolo importante per il manifatturiero, almeno per quello che abbia un buon livello tecnologico.
E' accaduto in una regione che ha una discreta autonomia in campo industriale, che le consente di puntare sugli interventi di Friulia, il braccio operativo che sostiene le aziende, anche se alle volte, in materia di salvataggi hanno prevalso logiche di assistenzialismo e di clientelismo.
Tutto ciò sta avvenendo in una provincia, quella di Pordenone, dove gli imprenditori hanno deciso di stipulare proprio lunedì un manifesto perché rinascesse un’area devastata da fenomeni di de-industrializzazione. Tante analisi e un impegno da parte di tutti: «Non lasceremo morire il nostro territorio». Mai più. Ecco, allora, che è arrivata la sfida di riuscire a strappare lo stabilimento friulano alle procedure del fallimento.
A fine mese infatti scadrà l’affitto d’azienda stipulato provvisoriamente da una cordata italo-slovena. La clessidra è già partita. Se entro il 30 giugno non sarà trovata una soluzione definitiva i cancelli saranno chiusi per sempre. Se non si impegnano le associazioni di categoria, che sono le stesse ad aver firmato il giuramento della rinascita pordenonese, e la Regione, che vanta un piano ancora fresco denominato non a caso Rilancimpresa, chi potrebbe mai farlo?

La vicenda del fallimento della Lavinox

La “vicenda Lavinox” ha davvero dell’incredibile, perché non concerne un’azienda qualsiasi, una delle tante strangolate da una crisi maledetta, quindi con un destino fallimentare già segnato. L’impresa di Villotta di Chions ha una storia molto ben presente sul territorio e, soprattutto, un fine produttivo che non sta di certo per esaurirsi.
Sono diverse persone a crederci e non soltanto coloro che dentro la fabbrica hanno custodito il progetto di una vita. Ci sono prospettive industriali ancora valide, che giungono da lontano. Lo stabilimento ha riassunto in sé l’evoluzione della componentistica nell’orbita della Zanussi e, successivamente, di Electrolux: avviato per poter realizzare prodotti in acciaio inossidabile per la grande ristorazione, ha intensificato il livello di specializzazione.
Il salto di qualità è accaduto grazie al legame stretto con il settore Professional, che è stato un’eccellenza della multinazionale degli elettrodomestici.
Negli anni Duemila c'è stato il cambio di proprietà dicenuto necessario per la ristrutturazione realizzata da Electrolux, le cui strategie tendevano a trasferire all’esterno tutto quanto non rientrava più nel core business. Una politica industriale che non puntava a sbarazzarsi di una zavorra, perché la Lavinox è una “fabbrica intelligente”, bensì diretta a seguire l’obiettivo della maggiore flessibilità per scaricare costi e responsabilità attraverso la terziarizzazione dei cicli produttivi.
In questo modo la fabbrica è passata in mani lombarde, è stata acquistata dal Gruppo Sassoli che a quei tempi vantava una forte e qualificata presenza nel mercato della siderurgia.
Le difficoltà sono nate invece attraverso la crisi che sta stritolando il Gruppo Sassoli. Gira e rigira, il problema sta proprio in questo: la presenza dello stabilimento all'interno di un “contenitore” ricco di guai finanziari. Fonti sindacali, con dati di fiducia alla mano, hanno assicurato che il “caso Lavinox” non rientra nell’elenco delle aziende ormai senza prospettive.

I problemi del gruppo Lavinox

Le poche difficoltà verificatesi lungo il percorso sono state sempre risolte attraverso una gestione concordata con gli ammortizzatori sociali. Anzi, spesso le sue risorse sono state impiegate per operazioni di salvataggi altrui. I dipendenti non si sono mai tirati indietro, si sono riempiti di sacrifici pur di salvare la fabbrica, soprattutto nell’ultimo periodo. Il lavoro non è mai venuto meno. 800 addetti impegnati per produzioni destinate alle grandi catene della ristorazione mondiale; un comparto redditizio.
Il flusso delle commesse è ancora molto ampio. Allora se il Professional va bene, perché non dovrebbe funzionare anche la Lavinox, la quale va a costituire, comunque, una sua costola operativa?
La qualità del lavoro è di un certo livello, giacchè lo stabilimento è da sempre all'interno del cuore dell’innovazione. Ile stime di crescita sono state costanti.
Al fine di evitare scelte irreparabili è partito  il meccanismo dell’affitto d'azienda, al quale partecipa anche il Gruppo Sassoli, in modo da garantire la continuità produttiva. Il tempo vola e il contratto è già in scadenza. Che ne sarà di Lavinox? I preavvisi non sono buoni, giacchè nessuno ha manifestato l’intenzione di acquistarla.
Due aste non sono andate a buon fine e ora si gioca al prezzo più basso: una vera e propria umiliazione se si può considerare che il valore va attorno al milione e mezzo di euro, ovvero una cifra ben inferiore al mantenimento di una squadra di calcio in Lega Pro. Lasciare al fallimento la Lavinox sarebbe una tragedia per un luogo che vive di manufatturiero.