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Il fallimento della Tecnopali


Sono in tre gli stabilimenti chiusi e i lavoratori vogliono i loro soldi, gli arretrati e gli stipendi che a loro spettano. I lavoratori hanno deciso di bloccare via della Repubblica dopo che c'è stato in incontro all'interno della prefettura.
Sono aziende storiche che attualmente si stanno avviando a fallire, in un periodo che è stato già difficile per gli imprenditori della zona del Parma.
Ci sono stati lunghi mesi di lotte tra i lavoratori, i sindacati, i direttori, manifestazioni, crisi, presidi. Uno degli stabilimenti Tecnopali a Parma e i due di Agnani, saranno considerati falliti venerdì 17 luglio. Il giudice ha chiesto all'azienda la presentazione dei libri in tribunale.

La sofferenza dei lavoratori a seguito del fallimento della Tecnopali

C'è stata una lunga discussione in Prefettura, tra tutte le rappresentanze sindcali, Rsu e  dirigenza al tavolo di crisi permanente che è stato appositamente convocato. C'era un presidio di lavoratori dello stabilimento di strada Pizzolese, che dal primo pomeriggio soleva sostare davanti a  Palazzo Rangoni. La rabbia è emersa dopo la notizia del fallimento. I lavoratori che non ricevono ormai cinque mesi di stipendo, hanno deciso di bloccare via della Repubblica. Sostengono di essere stati presi in giro e di volere ciò che gli spetta. Sono partire parole pesanti e i presenti hanno chiesto che vi potesse essere un confronto per fornire delle risposte sui pagamenti arretrati.
La manifestazione è stata molto accesa. I lavoratori della Tecnopali di Pizzolese hanno deciso di manifestare contro la crisi aziendale in modo diverso. Avendo una speranza che, attraverso la loro protesta, seppur rumorosa, avrebbero potuto spingere la società ad aprire la strada ad un imprenditore di Parma che era pronto a fornire continuità, andando a rilevare la sede di Parma prima che vi fosse un peggioramento e, garantendo di salvare immediatamente circa 60% dei lavoratori.

I lavoratori avevano spiegato a chiare lettere che arrivare al fallimento della Tecnopali significherebbe perdita di ordini e commesse, nonché dell'interesse dell'investitore e della continuità. E così, sembra che le offerte siano terminate, hanno spiegato i sindacati, sia relativamente allo stabilimento di Parma, Anagni ed Enel, gli ordini, pari a 12 milioni di euro, rischiano di perdersi.
Secondo Stefano Cerati della Fiom Cgil, il quale era circondato dai suoi lavoratori, ha spiegato che tale fallimento rappresenta un danno più grande per il territorioe per i creditori. Si potrebbe mettere all'asta un'azienda che non abbia portafoglio ordini.
Il tribunale dovrebbe provvedere subito alla nomina del curatore fallimentare, il quale potrà richiedere la pre-deducibilità delle somme reclamate dai dipendenti da febbraio ad oggi: somme alle quali non è possibile fornire delle tempistiche. Tra le tante possibilità il giudice potrebbe voler disporre l'esercizio provvisorio sotto il curatore fallimentare, in modo che almeno non venga perso il portafoglio ordini con le commesse di Enel. Stando, invece, alla peggiore delle ipotesi ci potrebbe essere il licenziamento dei dipendenti, con tanto di mobilità e l'azienda potrebbe essere priva di portafoglio ordini.

Ci si è chiesti, poi, cosa potrebbe fare il tavolo di crisi che si terrà il 21 luglio a Roma al Ministero dello Sviluppo economico. La riunione è stata spinta dai parlamentari di Parma del Pd. Intanto le maestranze si stanno organizzando per ulteriori attività prima che venga dichiarato il fallimento.

Anche per la Pali Italia continuano le manifestazioni

I lavoratori della Pali Italia avevano precedentemente in strada, con attività di volantinaggio innanzi al tribunale Parma per chiedere che la loro impresa non chiuda.
Si spera quantomeno che vi sia l'esercizio temporaneo dell'azienda, in quanto la società ha circa 18 milioni di euro di commesse. Con un tale fermo si andrebbe a perdere tutto.
La Cgil ha spiegato che queste manifestazioni hanno il compito di far capire alle istituzioni qual è il dramma che sta vivendo la Tecnopali senza ammortizzatori socialio retribuzione da 5 mensilità. Si potrebbe anche evitare che i clienti n“La manifestazione- spiega la Cgil – ha lo scopo di sensibilizzare le istituzioni, il Tribunale e la cittadinanza sulla situazione che stanno vivendo le maestranze dell’azienda di Pizzolese che già si trovano senza ammortizzatori sociali, senza retribuzione da 5 mesi. Possiamo ancora evitare che i clienti e i 18 milioni di euro finiscano in fumo e assieme a loro, la possibilità di acquistare l’azienda. Sarebbero circa 78 le famigli a rischio, se ci fosse stato un compratore, si sarebbe già fatto avanti. Non si può credere che una realtà del genere sparisca così, ora che le commesse ci sono.