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Il diritto alla casa sfrattato dall'asta degli alloggi popolari


La situazione italiana

L’offerta delle abitazioni sociali in Italia è tra le più misere: 4 case ogni 100, mentre in genere la media dei paesi Ue è di 16 abitazioni sociali ogni 100.
A causa dell’assenza di case popolari, ci sono almeno 700 mila famiglie che i comuni hanno certificato come "aventi diritto" di un alloggio e che rimangono senza una risposta concreta e senza un’abitazione.

La congiuntura critica accresce la disoccupazione e si riflette anche nel reparto casa. Gli sfratti sono aumentati, toccando i 220 mila solo negli ultimi tre anni, ed in particolare quelli per morosità sono cresciuti esponenzialmente arrivando a toccare il 90% degli sfratti.

Lo schema del decreto legge adottato  dal governo

La trovata del governo fa molto discutere: è stato emanato un decreto legge chiamandolo “misure contro il disagio abitativo”, recentemente approvato dal parlamento (Legge 80 del 23 maggio 2014), che all’articolo 3 prevede, d’intesa con Regioni e Comuni, il varo di un decreto per individuare nuove procedure di alienazione degli immobili di proprietà degli IACP (praticamente ciò che chiamiamo le case popolari).

Abbiamo circa settecento decreti attuativi di leggi approvate che ancora latitano ma, quando si tratta di fare cassa, allora si corre. E così il Governo ha recentemente inviato alla Conferenza stato - regioni e comuni il seguente schema di decreto, di cui si possono anticipare i contenuti fondamentali anche per lanciare un grido di allarme.

La trovata inspiegabile del governo è vendere le case popolari all’asta

Il disegno inspiegabile del governo è quello di vendere il patrimonio all’asta, partendo dal valore di mercato, e l’unica tutela scritta nero su bianco per l’assegnatario sarebbe quella del diritto di prelazione sulla base del prezzo di aggiudicazione dell’asta pubblica.

Un disegno irragionevole che, praticamente, si rivelerebbe un ennesimo grande favore alla speculazione immobiliare: è infatti evidente come gli alloggi popolari situati in aree di pregio sarebbero appetibili agli incrementi mentre per quelli in arre degradate l’interesse sarebbe del tutto insussistente. Un favore ad atti di speculazione ancora più grande perché si prevede che gli immobili definiti fatiscenti o i cui costi di manutenzione sono ritenuti troppo onerosi, possano essere messi all’asta completamente in blocco.

Come si può immaginare di fare cassa sulle case popolari? Sarebbe come speculare su una raccolta fondi o sulle cassette delle offerte in Chiesa.
Possiamo accettare un atteggiamento così spregevole, che tocca le persone più indigenti, che va a speculare su spiccioli? Bisognerebbe piuttosto gestire in maniera più adeguata il patrimonio pubblico, seguendo magari esempi che provengono dalla realtà cittadina.
Si potrebbero studiare misure di accompagnamento verso il social housing (con affitti compatibili) a chi vive in una casa popolare ma ha un reddito superiore al limite o pensare davvero a come sconfiggere la piaga della compravendita delle case popolari e della penetrazione dei poteri criminali dentro grandi aree del comparto pubblico in ampie aree del Paese.

Si potrebbe altresì realizzare un piano di investimenti, invece di dismettere il patrimonio pubblico, incrementandolo, andando a recuperare gli alloggi popolari vuoti, che necessitano di interventi di manutenzione, che sono spesso di lieve entità.