Bancarotta

Il Consorzio Agrario di Parma in bancarotta fraudolenta


Si parla di ex amministratori, sindaci e revisori che hanno portato la società cooperativa sottoposta a commissariamento al dissesto. La Flai Cgil nel frattempo si costituisce parte civile nel processo.

La Procura di Parma ha condotto un'indagine dove sono coinvolte trentacinque persone del Consorzio Agrario di Parma

Il Consorzio Agrario di Parma, è una società cooperativa cara alla cittò che è stata sottoposta a commissariamento nel mese di agosto 2011 ed è stata ammessa al concordato preventivo ma ha una situazione debitoria di 80 milioni di euro.
Sono state contestate molteplici operazioni di carattere doloso, nonché comunicazioni di carattere sociale che vanno dal 2006 al 2011.
L'indagine è stata condotta dalla Guardia di Finanza ed è attuale: in questo periodo c'è stata una convocazione dei soggetti sottoposti ad indagine perché ciascuno possa chiarire la propria posizione. A seguito dell'omologazione del piano concordatario del 2012 e dell'alienazione del patrimonio immobiliare, il Consorzio Agrario si è occupato del proseguimento dell'attività con sede in via dei Mercati.

La domanda di concordato preventivo fu presentata al tribunale fallimentare da Luigi Malenchini

Il presidente, all'epoca, era Luigi Malenchini del Consorzio Agrario di Parma, che aveva presentato al tribunale fallimentare la sua domanda di concordato preventivo il 28 luglio 2011, nel momento in cui la situazione debitoria aveva condotto la società prossima al dissessto finanziario. Verso la metà del mese di agosto il tribunale aveva ordinato l'ammissione alla procedura del concordato in continuità, attraverso la nomina dei commissari giudiziali Vincenzo Piazza e Luca Orefici.
La proposta diconcordato fu comunicata alla Procura di Parma in via contestuale. Questa accolse con favore il ricorso. Il Consorzio al tempo aveva circa trenta membri nel consiglio di amministrazione. Le attività ordinarie e straordinarie erano curate dal presidente Malenchini, dal direttore generale Lamberto Colla e dai membri di un Comitato esecutivo che si occupava della proposta di acquisizioni immobiliari, transazioni finanziarie con gli istituti di credito, operazioni con i fornitori. Erano componenti del Comitato esecutivo Guido Baratta, ex presidente e al momentodirettore di Cia Parma, Gianni Brusatassi presidente di Asipo, Lorenzo Bonari che allora era presidente dell'Unione Provinciale Agricoltori e che ora è il primo cittadino di Solignano, Paolo Bandini ex presidente di Confcooperative Parma, Angelo Corradi ed Enrico Bilzi. Malenchini curava la contabilità e, in ogni caso, quella correlata a debiti e crediti che si sono avuti in precedenza, a causa della mala gestione di  Fabio Massimo Cantarelli.
Assieme alla procedura di concordato, l'organo amministrativo del Consorzio Agrario di Parma era stato eliminato con un provvedimento del ministero e fu allora nominato un commissario governativo, Marco Bellora, che si era occupato della fase di transizione che era terminata con l'omologazione del piano concordatario durante il maggio 2012. Il medesimo commercialista è adesso alla guida del Consorzio in veste del presidente, che ha piena conferma dai soci a gennaio 2014. Dal 2011 il personale è stato diminuito a circa settanta dipendenti operativi (sessanta in diminuzione), ma al di là di tutte le difficoltà il rilancio aveva ben incominciato: l'anno 2013 ha subito una chiusura con un utile in crescita, 1,8 milioni su una fatturazione pari a 60 milioni di euro.

La Flai Cgil di Parma ha accolto in modo positivo la svolta relativa all'inchiesta di bancarotta fraudolenta della Procura di Parma

Tutti gli ex amministratori del Consorzio Agrario di Parma sono stati iscritti nel registro degli indagati. Il sindacato ha avuto un importante ruolo nell'individuare i responsabili che hanno condotto questa realtà aziendale in limine di fallimento.
Dopo tre anni dall'avvenuto commissariamento e dopo due anni dall'entrata in vigore del concordato preventivo, il Consorzio ha presentato i conti in maniera ordianta ed ha avuto una fatturazione esaustiva in un momento particolare come congiuntura economica. Tale risultato degno di nota, è stato raggiunto dal commissario governativo dottor Bellora che è il presidente e dalla nuova direzione che ha collaborato con i dipendenti, ha tuttavia portato alla perdita di circa sessanta posti di lavoro e al chiudere la società controllata "Produttori Riuniti"  che era il burrificio del consorzio con la susseguente messa in mobilità dei suoi lavoratori. Una scelta sofferta che il sindacato ha cercato di gestire nel migliore dei modi.

La Flai sta confidando nel lavoro della magistratura

La Flai sosteneva che il Cap era stato condotto ad un passivo di circa 80 milioni e questo riusciva a far emergere gravi responsabilità e punti per poter chiarire la mala gestione passata. Tutto questo per tutelare i propri assistiti che hanno subito lo smacco più alto. Per questo il sindacato di categoria della Cgil di Parma ha dichiarato fin da ora che sarà parte civile nel processo.