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Sinteco, dal concordato al fallimento


Dopo la coop CMR, colosso ferrarese dell'edilizia dichiarata fallita nel 2015, la crisi delle costruzioni miete una nuova vittima, ossia Sinteco Holding, l'ultimo grande gruppo locale del settore. Nei giorni scorsi, infatti, come riporta la Nuova Ferrara, il Tribunale estense, ritenendo nullo il concordato in corso poiché "sarebbero venute meno le garanzie alla base della procedura avviata nel lontano 2014", ha sancito il fallimento dell'impresa. La prima udienza per lo stato passivo è stata fissata per il 20 maggio prossimo. Come detto, l'origine della crisi dell'azienda risale al biennio 2012-13. Un anno dopo i vertici fecero domanda per accedere al concordato preventivo ottenendo l'ok di creditori e Tribunale. Il piano concordatario prevedeva cessioni dell'ingente patrimonio immobiliare al fine di ripianare debiti per 200 milioni di euro. Sinteco aveva fornito una serie di garanzie ad hoc che avevano convinto giudici e creditori, in particolare banche e fornitori. E proprio dai creditori sono partite diverse segnalazioni al Tribunale in merito all'inadempienza di Sinteco che non avrebbe rispettato quanto previsto dal piano concordatario. Segnalazioni confermate anche dal commissario Enrico Baraldi, oggi diventato curatore del fallimento. Essendo venute meno quelle condizioni di garanzia, il passo decisivo verso il fallimento l'ha compiuto l’Agenzia delle Entrate che ha chiesto ufficialmente il fallimento della holding estense. L'ente tributario vanta, infatti, crediti importanti nei confronti di Sinteco, relativi a tributi mai versati. Nonostante un tentativo di accordo da parte dell'azienda, che aveva proposto all'Agenzia un piano di rientro, il mancato rispetto dei vincoli del concordato è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. E convinto l'ente tributario statale a chiedere il fallimento. Il Tribunale, ritenendo che il concordato fosse da annullare lo ha risolto per inadempimento ed ha accolto la richiesta dell'Agenzia.