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Bologna: fallimento Seci dei Meccaferri


Il Tribunale di Bologna dichiara inammissibile la proposta della storica azienda bolognese. I giudici, infatti, hanno dichiarato inammissibile la proposta di concordato preventivo presentato, lo scorso 18 maggio, dalla Holding che controlla il gruppo Maccaferri. La sentenza sancisce, in questo modo, il fallimento Seci, un nuovo capitolo del fallimento imprese in Italia. Inoltre le disposizioni fallimentari sancite dal tribunale bolognese hanno rappresentato una tegola pesante caduta sulla storica famiglia imprenditoriale del capoluogo emiliano. Una vera e propria doccia fredda per i Maccaferri che, in un'asciutta nota stampa, si sono detti sgomenti per la decisione del Tribunale e hanno preannunciato ricorso. Questo, sempre secondo la nota stampa, verrà presentato nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge.

Seci, ultimo capitolo di un fallimento imprenditoriale

La vicenda del fallimento della Seci, proprietà della famiglia Maccaferri, è solo l'ultimo capitolo di un terremoto finanziario cominciato all'incirca due anni fa. La vicenda Seci ha, infatti, visto impegnati per due anni gli avvocati e i contabili dello storico gruppo imprenditoriale bolognese. I Maccaferri, presenti da circa 140 anni nel panorama industriale di Bologna, hanno progressivamente ceduto diversi rami aziendali. Tuttavia le cessioni sono state gestite con formule che hanno cercato di salvaguardare, per quanto possibile, le attività e posti di lavoro presenti nel territorio. Questa volta, purtroppo, il Tribunale di Bologna non ha concesso l'assenso al concordato proposto dal gruppo industriale e ha definito la proposta della famiglia Meccaferri "inammissibile".

Il fallimento Seci, il più importante asset del Gruppo Industriale Maccaferri, è solo l'ultimo capitolo di una serie di fallimenti che hanno colpito questa storica famiglia imprenditoriale bolognese da due anni a questa parte. Infatti, a partire dalla primavera del 2019, a fronte di un bilancio finanziario in forte sofferenza, il gruppo industriale si è visto obbligato a mandare in concordato molti suoi investimenti presenti in diversi rami del mercato. Dall'energia all'immobiliare, i Maccaferri hanno, quindi, progressivamente sfoltito i rami che erano più compromessi, cercando al contempo di salvaguardare occupazione e attività. Più complicata si è però rivelata la gestione della Seci, l'ammiraglia del gruppo industriale della storica famiglia imprenditoriale emiliana.

La Storia del Gruppo Maccaferri

Prima di vedere nel dettaglio il fallimento Seci è bene ripercorrere, rapidamente, la storia di questa importante famiglia bolognese. A volte definiti come gli Agnelli di Bologna, i Maccaferri cominciano la loro epopea imprenditoriale nel lontano 1879 con la registrazione della "Ditta Maccaferri Raffaele Officina da Fabbro" nel registro delle imprese del capoluogo emiliano. Lo sviluppo e l'ampliamento dell'attività imprenditoriale del gruppo si deve soprattutto a Gaetano Maccaferri, che a partire dagli anni '20 del secolo scorso traccia la via per il successo imprenditoriale dell'azienda famigliare. A partire dal 1949 il portafoglio delle partecipazioni, iniziate un ventennio prima, si diversifica e si ingrandisce sempre di più, fino a toccare l'apice intorno agli anni '80 del '900.

Hatù (gomma e profilattici) CESAB (carrelli elevatori), IMSER (costruzioni), ACCIAIERIE BERTOLI (acciaio), ICO (termometri e siringhe), SAIRA (prefabbricati e componentistica) sono solo alcune delle aziende che facevano parte dell'ampio portafogli di partecipazioni del Gruppo Maccaferri. A partire dalla seconda metà del 1980, la strategia imprenditoriale della famiglia bolognese, sulle ali del cambiamento degli scenari competitivi dei mercati di riferimento, si concentra sulla ridefinizione delle aree d'interesse e avvia una serie di operazioni che portano alla cessione, all'acquisizione o alla concentrazione di attività e alla partecipazione del Gruppo Industriale Maccaferri a nuove iniziative industriali.Il nuovo secolo non comporta grandi mutamenti per il Gruppo Maccaferri e nel 2016 la famiglia conta con un fatturato di 1.270.000.000 €.

Il declino e il processo Seci

Se fino al 2016 il Gruppo Maccafaerri era una florida realtà del panorama imprenditoriale italiano, a partire dalla primavera del 2019, a causa di un una forte crisi del bilancio finanziario il Gruppo Maccaferri entra in grave sofferenza. Come conseguenza si assiste a un progressivo e graduale ridimensionamento delle attività e delle aree di business del gruppo industriale bolognese. A partire dal quel momento sono molti gli asset del Gruppo Maccaferri che si trovano a passare sotto le forche caudine dei Tribunali Fallimentari. Tuttavia fino a ora le formule fallimentari adottate avevano permesso, in qualche modo, di preservare sia l'occupazione che le attività. La sentenza con cui il Tribunale di Bologna respinge il piano di concordato presentato dal Gruppo segna una svolta nella vicenda.

In realtà il fallimento Seci era già stato richiesto dalla Procura nel febbraio del 2020. Infatti dalle indagini effettuati dalla Guardia di Finanza risultava un "evidente e manifesto stato d'insolvenza". Tuttavia la procedura fallimentare era stata, momentaneamente, sospesa. In questo modo si concedeva a Seci sia il tempo, sia la possibilità di presentare un piano concordatario. Questo, presentato il 18 maggio scorso, basava il rimborso dei creditori sui proventi ricavati dalla vendita di alcuni asset societari e, soprattutto, sull'intervento di Europa Investimenti. Seci stimava, inoltre, che alla fine del piano di concordato (2025) i proventi delle vendite di asset si aggirassero intorno agli 80 milioni. Oltre a questi introiti il piano contava su i proventi dei dividendi della controllata Manifatture Sigaro Toscano.

La situazione di Seci

Va tuttavia considerato che su Seci grava un debito complessivo lordo di circa 750 milioni di euro. Su questi circa 500 milioni sono debiti finanziari contratti nei confronti di banche e obbligazionisti. La società del Gruppo Industriale Maccaferri conta, oggi, 49 lavoratori dipendenti e possiede solo alcuni immobili. Tuttavia Seci è proprietaria del 51% di Manifatture Sigaro Toscano. Questa, in effetti, non è stata toccata dalla crisi che ha colpito la società bolognese. Inoltre Seci, per mano del suo Amministratore delegato ha già veduto alcune controllate, tra cui: Agripower (10 milioni di euro), Sadam S.p.A. (2,6 milioni di euro) infine è stata ceduta anche la piccola società energetica EVA per circa 450 mila euro.

Fallimento Seci: motivazioni del Tribunale e la reazione di Seci

Nella sentenza che respinge il piano concordatario presentato da Seci il 18 maggio 2021 il Tribunale di Bologna elenca le motivazioni per le quali ha ritenuto inammissibile la proposta del Gruppo Maccaferri. Queste possono riassumersi, brevemente, come segue: mancato rispetto del parametro di soddisfazione minima dei creditori, mancata attestazione del nuovo piano concordatario, genericità e incompletezza della "seconda memoria integrativa". La Seci, tramite una nota stampa, fa sapere che: "In considerazione dell’importante lavoro svolto per presentare una proposta in grado di garantire una significativa percentuale di rimborso ai creditori, nonché delle ripetute interlocuzioni con gli organi della procedura, SECI esprime sgomento per tale decisione, riservandosi di farvi reclamo nei modi e tempi previsti dalla legge".

Foto: Il Resto del Carlino


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