Bancarotta

Fallimento di Terracina Ambiente si trasforma in bancarotta


La storia, già iniziata non bene, sta finendo nel peggiore dei modi. La situazione della Terracina Ambiente non prevede solo frodi in pubbliche forniture e truffe, con la società mista impegnata a gestire il servizio rifiuti nella città. Gli illeciti sono stati commessi all’interno dello stesso fallimento e sono sfociati in bancarotta. Di ciò sono convinti gli inquirenti.
Il sostituto procuratore Marco Giancristofaro ha realizzato un’inchiesta, che in una fase molto avanzata, e i dubbi sono caduti sull’amministratore giudiziario.

La Vicenda

La Terracina Ambiente fu dichiarata fallita dal Tribunale di Latina nel dicembre 2011, su istanza della società creditrice Poseidon, di Latina. L’azienda era stata sequestrata, su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Miliano, che stava indagando su ipotesi di frode e truffa con affidamenti diretti, senza gara, ed emergenze che sarebbero state create appositamente. L’indagine ha dato vita ad un processo, dove imputati erano gli ex vertici della società terracinese, dirigenti della società sorella Latina Ambiente, dipendenti del Comune di Terracina e titolari di aziende private.
Della Terracina ambiente si stava occupando un amministratore giudiziario quando fu affidata dal giudice delegato Roberto Amatore a un curatore.

Man mano, poi, sono sorti i sospetti che il crac fosse sfociato in bancarotta. Stando al sostituto procuratore Marco Giancristofaro, che ha visionato sia le relazioni del curatore fallimentare che fissato una consulenza tecnica, la mista sarebbe già nata nel peggiore dei modi, soffocata tra il Comune di Terracina, che ne deteneva il 51% delle quote e la Latina Ambiente che l’avrebbe di fatto diretta, anche con affidamenti contrari alla legge.
L’ipotesi di bancarotta è partita dal peggioramento del dissesto aziendale. Quest’ultima era nata già in perdita, ma dal 2009 le cose sono peggiorate, perché la società doveva essere sciolta e invece ha proseguito la sua attività.
Sono sorti, poi, dubbi sull’aggravarsi sul dissesto nel corso del 2011. Il magistrato si sta occupando dell’analisi della la consulenza tecnica disposta e controllando anche una serie di subappalti verso ditte locali e non, che sarebbero stati contrari al contratto siglato dalla Terracina Ambiente con il Comune. Ci sono stati anche decreti ingiuntivi ottenuti da alcune aziende e non opposti.
Dai controlli è emerso che, tra creditori ordinari e creditori Tia, ossia quei cittadini che avrebbero pagato più tasse sui rifiuti del dovuto, si sarebbero accumulati debiti per 10 milioni di euro. Tre milioni di euro solo con l’erario.

Il Comune di Terracina ha chiesto alla società mista pagamenti per 3,6 milioni, per 1 milione la Latina Ambiente e per 1 milione la Unendo. I crediti non sono stati riconosciuti dalla curatela e si è aperta un’altra battaglia in tribunale, con i giudici che andranno a decidere se le somme devono essere pagate o meno.