Crisi Aziendali

Discoteche, doppia beffa per il celebre Cororicò


La rinascita del Cocoricò, la regina delle discoteche italiane ben nota anche all'estero, era già fissata per la scorsa Pasqua, ma poi il coronavirus ha spento ogni sogno di rilancio. Ed oggi, come spiega Enrico Galli, l'imprenditore riminese che pochi mesi fa aveva rilevato dal fallimento lo storico locale di Riccione, "non ci sono nuove date perché non c'è alcuna certezza sul futuro, non solo del Cocoricò, ma di tutto il mondo della notte made in Italy". Una doppia beffa per la discoteca dall'iconica piramide di vetro, prima incorsa nel crac della precedente gestione, poi nella pandemia globale. Il locale doveva, come detto, riaprire a primavera dopo il lungo stop seguito al fallimento decretato dal tribunale di Rimini nel giugno del 2019. Ma per ora, complice ovviamente il lockdown, anche i lavori di restyling sono congelati. "Sono investimenti enormi che pesano e senza certezze su come si potrà ripartire anche investire è complicato - ha raccontato un amareggiato Galli ad Ansa ed Agi - al momento non abbiamo date sulla riapertura né indicazioni su come riaprire", ha poi aggiunto l'imprenditore che già gestisce l'Altromondo Studios di Rimini. Quando, ma soprattutto come riaprire, è un bel rebus: "Io programmo la stagione artistica estiva nell’autunno precedente - ha detto Galli alle agenzie di stampa - anche se ci dicessero ora 'tra un mese riaprirete’ mi troverei in difficoltà". Difficile anche ipotizzare come ci si divertirà in discoteca nella Fase 2: "Io gestisco locali che hanno sempre fatto massa, ora - ha precisato - vedo che altri stanno puntanto sulla riconversione delle discoteche e club in ristoranti-lounge, ma non credo che questa sia la strada, almeno per discoteche come il Cocoricò. Ok termoscanner e sanificazioni, ma non è possibile contingentare questi tipi di eventi. L’unica cosa è attendere restrizioni più o meno accettabili". Una situazione che sta mettendo a serio rischio tantissimi danceclub che potrebbero non riaprire mai più. "Speriamo in qualche aiuto del Governo, siamo stati i primi a chiudere e saremo gli ultimi a riaprire e - ha concluso Galli - fare eventi al chiuso con posti a sedere per 200 persone sarebbe anti-economico, dovrei far pagare un biglietto di ingresso almeno 200 euro".