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Fallimenti, meglio non demonizzare: Enel premia i 'migliori'


Chi ha paura dei fallimenti? Certamente non Enel che, conscia della necessità di approcciare in maniera più efficace a un periodo di difficoltà, ha promosso una interessante iniziativa che ha addirittura premiato chi è caduto, ed ha saputo rialzarsi. Dimostrando, magari, che il fallimento non va demonizzato, poiché può essere implicito nel rischio di impresa, e nella possibilità che i propri progetti – per determinanti da accertarsi –non vadano nel verso sperato.

L’iniziativa di Enel

Con queste (e altre) premesse, Enel ha lanciato l’iniziativa My Best Failure, un evento andato di scena all’Auditorium di Viale Regina Margherita a Roma, con cui la compagnia energetica italiana ha scelto di premiare i dipendenti aziendali che con coraggio e desiderio di migliorarsi hanno scelto di denunciare i propri fallimenti lavorativi.

“Il programma” - spiega Francesco Starace, Ceo e general manager - “è nato in dialogo con Ernesto Ciorra (l’head of innovation and sustainability, ndr) per mettere in discussione l’assioma per i quale non si sbaglia mai. Se non si sbaglia mai non si imparare mai, e se non si impara non si cambia”. Dunque, l’obiettivo diventa non più quello di non sbagliare, bensì quello di valorizzare la riscossa e la voglia di rimettersi in gioco.

Il tutto, si dirà, con un programma che “continuerà”. “Siamo solo all’inizio” - ha infatti aggiunto Storace - “perchè bisogna arrivare a capire le condizioni per cui è si è compiuto un certo errore. Un percorso faticoso è difficile”, conclude, “ma non permetteremo che quell’ammissione venga utilizzata e strumentalizzata contro chi lo ammette”.

I premi per chi ha “fallito”

I numeri di My Best Failure, ancora discretamente modesti, fanno comunque ben sperare. A partecipare al progetto sono stati 98 partecipanti provenienti da diverse divisioni internazionali, tra cui spiccavano tre alti dirigenti. I partecipanti sono stati votati più di 500 volte, ed hanno ottenuto più di 6 mila visualizzazioni. I primi tre selezionati, potranno ora godere di un mese di mentoring in tre startup partner di Enel, dove poter usufruire di un percorso ad hoc, con un tema sicuramente inerente: come sfruttare eventuali fallimenti, e trasformarli in idee vincenti.

I partecipanti che si classificheranno dalla quarta alla decima posizione (dunque, sette in tutto avranno invece la possibilità di lavorare per un mese in un’altra divisione di Enel. In questo modo avranno l’opportunità di cambiare “aria”, e comprendere al meglio dove si è sbagliato, e in che modo poter trasformare il loro fallimento in un vantaggio.

Conclusioni

Anche se principalmente improntato al mondo dei dipendenti, le conclusioni dell’iniziativa sono globalmente valutabili. Un obiettivo condivisibile, quello di My Best Failure, rappresentato dalla volontà di stimolare una cultura sana dell’errore, senza demonizzare i fallimenti, ma utilizzandoli come leve di rilancio verso nuove sfide, se possibile ancora più ambiziose. Una buona massima da ricordare e da applicare in ogni ambito, evitando di percorrere l’utopistica (e dannosa) strada della ricerca assoluta della perfezione, e della critica di chi sbaglia.