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Fallimenti famosi, buon compleanno Lehman Brothers


Il 15 settembre 2016, recentemente trascorso, è una data un pò particolare nel mondo dei fallimenti. È infatti il compleanno (si fa per dire) del crac di Lehman Brothers, che il 15 settembre 2008 chiudeva ufficialmente i battenti, andando a porre la parola fine sulla quarta banca d'affari degli Stati Uniti. Una buona occasione per poter ricostruire la lunga vicenda della banca americana.

Uno sguardo al contesto

Per poter comprendere per quali motivi un istituto così importante come Lehman Brothers fu costretto ad alzare bandiera bianca, può essere utile cercare di ripercorrere, pur brevemente, il quadro in cui operava la banca. Uno scenario contraddistinto da una politica monetaria statunitense molto espansiva, con tassi talmente bassi da rendere facile indebitarsi a ottime condizioni; da un mercato immobiliare in forte crescita, con i prezzi delle case in continuo incremento; da una deregolamentazione dei mercati finanziari che consentiva alle banche di agire con meno controlli, e assumere più rischi di quelli assunti in passato. Insomma, un mix micidiale che ha consentito una gestione meno accorta, in un clima in cui, per poter soddisfare l'enorme liquidità presente, le banche concedevano mutui "generosi" ai propri clienti.

Mutui subprime

Naturalmente, non è stato sufficiente verificare il contesto di cui sopra per favorire il fallimento di Lehman Brothers. La parola che ha fatto vivere mesi da brivido nelle authorities americane è infatti quella dei mutui subprime, finanziamenti concessi a persone che non potrebbero accadervi a condizioni creditizie "normali". Un delicato equilibrio finanziario, la crescente insolvenza dei mutuatari americani a causa della crescita dei tassi di interesse, resero sempre più difficile fronteggiare il fenomeno dei subprime. Se a ciò aggiungiamo il fatto che molti titoli derivati emessi dalle istituzioni erano proprio garantiti dai mutui subprime, ne emerge un nuovo panorama abbastanza devastante.

Con la crisi dei mutui subprime, infatti, sono crollate le quotazioni dei titoli che da essi erano derivati, e il crollo dei loro prezzi ha ridotto poi il valore del portafoglio di molte banche, limitando la possibilità che le stesse banche potessero finanziarsi sul mercato. La crisi si era già diffusa a macchia d'olio: i titoli derivati dai mutui subprime erano infatti stati acquistati un pò da chiunque, compresi i fondi pensione. Si innescò pertanto una recessione economica internazionale, con la crisi più grave dalla grande depressione del 1929.

E Lehman?

In tale contesto, Lehman Brothers era la candidata ideale per fallire. Si era esposta moltissimo sui subprime, e nonostante non erogasse mutui, la sua attività di acquisto dei mutui subprime dalle finanziarie che li emettevano, per poter utilizzarli come garanzia per i derivati, costituì il movente del proprio suicidio finanziario. Nessuno si fece avanti per poter salvare l'istituto d'affari, il cui bilancio era pieno di asset tossici. Nemmeno il governo potè fare nulla, considerate le sue condizioni disperate. E, dunque, ci si limitò a vederla fallire.