Procedure Concorsuali

Esame per abilitazione da avvocato: il lato oscuro della prova


Si è conclusa da quasi un mese la prova scritta dell’esame per l’accesso alla professione di avvocato ma quest’anno più che mai i riflettori sono rimasti accesi sulle aule a causa soprattutto di scoop e polemiche.

Solo a Bari sono stati dieci i candidati espulsi perché “baravano in maniera evidente”, secondo le dichiarazioni del presidente di commissione, Marida Dentamaro. Ma la notizia che ha suscitato sicuramente più clamore arriva da Roma, sede spesso tra le più temute tra gli aspiranti avvocati per la presunta severità e rigidità dei controlli. Proprio qui un giornalista si è infiltrato durante la seconda giornata d’esame che si svolgeva all’hotel Ergife, presentandosi al posto di uno dei candidati assenti e riprendendo quello che accadeva intorno a lui tramite una microtelecamera nascosta: telefonini, persone che ammettono di non aver sostenuto la pratica ma di avere aiuti da fuori, bignami e appunti e una quasi totale assenza di controlli dei documenti sono solo alcune delle scottanti testimonianze che hanno scoperchiato il vaso di Pandora.

Inevitabilmente l’inchiesta di Studio Aperto è stata resa pubblica e si prevede un’indagine a livello nazionale. Per anni sono state molte le indiscrezioni riguardo la poca trasparenza della prova, ora invece si tratta di una testimonianza forte e concreta. Da parte loro i giovani che hanno sostenuto la prova onestamente chiedono di porre l’attenzione anche sui difficili aspetti e sulle condizioni inaccettabili che sono costretti ad accettare i neo laureati in giurisprudenza: un esame che comporta lunghe ore senza un numero adeguato di bagni a disposizione, le code, assenza di pasti o bevande a disposizione, le lunghe attese per la correzione, lo sfruttamento dei praticanti e in generale i costi per sostenersi nell’immediato post-laurea.