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Donato Bruno coinvolto nel fallimento di Itierre


L’indagine a carico di Bruno per interesse privato del curatore negli atti del fallimento

La consulenza da circa 2,5 milioni di euro è ora nei cassetti della Guardia di finanza e della Procura di Isernia. E rischia di far tramontare ogni aspirazione per Donato Bruno, parlamentare di Forza Italia, candidato a diventare giudice della Corte costituzionale. Il Fatto Quotidiano è stato il primo a rilevare che Bruno è indagato per concorso in “interesse privato del curatore negli atti del fallimento”.

L’amicizia tra Chimenti e Bruno

Va precisato un dato importante: Bruno è molto amico di Stanislao Chimenti, commissario straordinario della Itierre, così amico da condividerne le stanze dello studio. Per intendersi, Bruno e Chimenti hanno assistito insieme Stefano Ricucci nella vicenda Magiste. Non sono soci, bensì colleghi che condividono lo studio e a volte, come nel caso Ricucci e lavorano insieme. Quando per l’Itierre arrivano i primi seri problemi, l’allora ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, nomina tre commissari straordinari che devono curare gli interessi dell’azienda: Roberto Spada, Andrea Ciccoli e Stanislao Chimenti. È il 12 febbraio 2009. I tre commissari straordinari si mettono subito al lavoro, analizzano le carte dell’azienda guidata dall’ex presidente del consiglio d’amministrazione di Itierre, Tonino Perna, oggi imputato per bancarotta. Viene scoperto e denunciato che dall’azienda sono spariti ben 44 milioni.

L’ipotesi di reato ex art. 228 del codice fallimentare

I tre commissari si sono poi costituiti parte civile nel processo contro Perna, autorizzati dal ministero dello Sviluppo economico, firmato il 24 ottobre 2010. Ma nel frattempo il registro degli indagati coglie anche loro. Durante questi anni sono state affidate consulenze su consulenze. Ed è proprio attraverso tali consulenze che la procura e la Guardia di finanza stanno indagando. Il sospetto è che siano state affidate ad amici degli amici. Il caso di Bruno è emblematico. È proprio al suo vicino di stanza – il senatore avvocato Donato Bruno – che Chimenti affida una consulenza, sul fallimento della società molisana, che vale ben 2,5 milioni. Da qui l’ipotesi di reato, prevista dall’articolo 228 del codice fallimentare, che riguarda anche Bruno: “Il curatore che prende interesse privato, in qualsiasi atto del fallimento, direttamente o per interposta persona o con atti simulati, è punito con la reclusione da due a sei anni e interdizione dai pubblici uffici”.

La posizione di Bruno è sotto indagine ed accertamento della procura

L’indagine è ancora nelle fasi preliminari, la posizione di Bruno è quindi al vaglio di procura e Guardia di finanza che, in questi mesi, stanno studiando l’intera mole delle consulenze affidate dai commissari, per verificare se il loro comportamento sia stato corretto. Di certo, però, c’è che Bruno è stato sottoposto ad indagini per la consulenza in questione, che non è peraltro l’unica arrivata in famiglia: un’altra consulenza, da 150mila euro, è stata infatti affidata al figlio del parlamentare, anch’egli avvocato. Il punto è che l’intera vicenda – a fronte di consulenze milionarie – riguarda ben 600 dipendenti, finiti in cassa integrazione, per la pessima gestione della Itierre che non a caso, infatti, è finita sotto la lente dei tre commissari straordinari nominati da Scajola. Parliamo di un’azienda che, un tempo vantava il 10 per cento dell’intero Pil molisano: ha gestito firme come Ferré, Dolce & Gabbana, Versace e Jean Paul Gaultier.

Il compito di vigilare sulla nostra Costituzione è così sicuro?

Nonostante vi sia stata la vendita da parte dei tre commissari, nel 2011, l’impresa cade nel baratro: 600 dipendenti in cassa integrazione. Se non bastasse, si scopre che la consulenza affidata a Bruno dai commissari, da ben 2,5 milioni, è talmente sospetta da costargli un’iscrizione nel registro degli indagati. E intanto ben 500 parlamentari vogliono affidare il compito di vigilare sulla nostra Costituzione. Sentito dal Fatto, il senatore replica: “Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia, non mi risulta quindi di essere indagato. I tre commissari , compreso Chimenti, mi hanno affidato la consulenza proprio in virtù del nostro rapporto fiduciario. Sono sereno: non rinuncerei alla candidatura anche se fossi indagato”.