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Crisi piccole imprese, spesso è colpa dei falsi fallimenti


Un debitore che non paga, la piccola impresa che non riesce più a contare sul credito vantato, la situazione finanziaria che si incrina, una potenziale crisi di impresa in corso di emersione. È quanto accaduto a numerosi operatori economici italiani, e quanto continua ad accadere ancora oggi, in un contesto nel quale i “falsi” fallimenti dei debitori costituiscono un malus di elevata gravità per tutte le piccole imprese la cui situazione economico finanziaria viene deteriorata proprio da tale avvenimento.

Confartigianato sui falsi fallimenti

Una situazione sulla quale Confartigianato ha voluto recentemente mettere al centro di un interessante dibattito, cercando di fornire il proprio personale contributo in relazione a un emendamento della Legge di Stabilità che prevede l’istituzione di un Fondo per il credito alle imprese vittime di mancati pagamenti di debitori definiti “artificiosamente falliti”. In altri termini, un fondo di supporto a quegli imprenditori la cui iniziativa aziendale è posta in seria crisi dal comportamento spregiudicato dei rispettivi debitori, che favoriti anche da un utilizzo incongruo delle nuove procedure di concordato, trascinano nella polvere del fallimento le piccole imprese con le quali hanno intrattenuto rapporti d’affari.

Di fatti, fa notare Confartigianato in una nota recentemente diramata attraverso il proprio sito internet, con l’attuale legge fallimentare è fin troppo facile “trascinare nel baratro le piccole imprese fornitrici, troppo complicato per queste imprese accedere alle rateizzazioni di Equitalia, quasi impossibile per loro ottenere credito dalle banche per rimanere sul mercato, assurdo che debbano anche pagare l’Iva su fatture emesse destinate a non essere mai pagate o pagate in percentuali ridicole al termine di procedure estenuanti”.

Proprio per questo motivo, Confartigianato ha voluto porre il problema al legislatore nazionale, cercando di favorire il superamento dell’evidente asimmetria esistente tra quelle imprese – spesso, di piccole dimensioni – che non vengono regolarmente pagate e sono condotte verso un “vero” fallimento, e quelle imprese che sfruttano le tante pieghe della legge per potersi sottrarre agli obblighi del pagamento.

Fondo per piccole imprese vittime di falsi fallimenti e normativa europea

Il “Fondo per il credito alle imprese vittime di mancati pagamenti da parte di debitori artificiosamente falliti” potrebbe in tal senso rappresentare un primo passo concreto nella riduzione di tale gap di trattamenti, in virtù di un migliore sostegno nei confronti di quegli imprenditori che vengono inconsapevolmente ricondotti in una situazione di crisi a causa del nocivo comportamento di altri.

Contemporaneamente, e sempre al fine di cercare di supportare le precarie situazioni economico finanziarie di ampia fetta del tessuto imprenditoriale italiano, Confartigianato sta denunciando sensibili ritardi nel monitoraggio dei debiti degli enti pubblici pagati agli imprenditori: un monitoraggio fermo da oltre 3 mesi, che va di pari passo al sostenuto mancato rispetto dei termini di riferimento del recepimento della direttiva europea che impone il pagamento dei fornitori a 30 o 60 giorni.

Per la confederazione degli artigiani e le sue rilevazioni, infatti, i tempi medi di pagamento degli enti pubblici italiani si aggirano a 125 giorni, e appaiono pertanto ben lontani dagli standard individuati in ambito comunitario. E proprio su questi ritardi definiti “cronici”, che pende una procedura d’infrazione avviata dalla Commissione Europea a giugno 2014 sul nostro Paese.