Concordato Preventivo

Concordato preventivo: nuova normativa e richieste


E’ stata svolta un’analisi presso il Tribunale di Como. Fino alla fine del 2012 le richieste presentate sono state 43. Da Gennaio 2013 ad oggi ve ne sono 30. Stando a quanto dice la Camera di Commercio di Como, dall’1 Settembre del 2013 fino a oggi le richieste di concordato, poi aperte, sono 18. Facendo, dunque, una summa: da Settembre 2012 ad oggi le richieste sono in totale 73.

Le imprese sono tra le più varie, dalle microimprese alle macro, dalla Polti di Bulgarograsso, al Gruppo Cartorama di Turate, con più di 300 dipendenti. 

La procedura di concordato preventivo avviene con la presentazione al Tribunale di una proposta, rivolta ai creditori, di pagamento di una parte dei loro crediti, accompagnata dal piano di riparto. Se viene accettata, il concordato è omologato.

Non si tratta della fine dell’impresa, in quanto è possibile proporre, inoltre, un concordato di continuità o di affittare l’azienda ad altri soggetti.

Facendo un censimento dei commenti, vi è chi ritiene che si tratti di un modo per ritardare il fallimento e chi un escamotage a favore del debitore. C’è anche chi lo mette in cima alla lista, a sostegno dell’attività economica.

Il maggiore problema sarebbe quello di prevedere il futuro dell’azienda che accede al concordato, capendone il reale valore sul mercato in un periodo fatto di cambiamenti veloci. Il dato di soddisfacimento dei creditori chirografari, attualmente si aggira tra il 20 e il 30%.

C’è, però, un 70% da salvaguardare. Se tali procedure non vengono controllate ma aumentano, si darebbe vita a richieste di concordato preventivo infruttuose. L’alternativa resta sempre il fallimento, per questo bisogna meglio strutturare questo strumento, al fine di renderlo efficace.

La legge fallimentare risale al 1942 e, in passato, si prevedeva un soddisfacimento dei creditori al 40% che venne poi abrogato nel 2005. Le percentuali di recente erano scese all’8%.
Ciò non ha grande senso. Per questo, bisogna imparare a garantire la continuità aziendale solo se vi sono motivazioni fondate. Spesso ai creditori vengono pagate cifre molto basse. La tutela è scarsa. Si salvaguarda l’azienda ed i fornitori, ma l’equilibrio è ancora lontano.