Concordato Preventivo

Ferrarini, ennesimo colpo di scena: il concordato trasferito a Bologna


Ennesimo colpo di scena per il concordato di Ferrarini, il colosso agroalimentare di Reggio Emilia in liquidazione e conteso da due distinte cordate che mirano ad acquisirne il controllo. Le due cordate rivali, una dopo l'altra, hanno già presentato due piani industriali volti a rilanciare l'azienda. Ma dopo mesi di attesa ora sembra tutto da rifare poiché, pochi giorni fa, la terza sezione civile della Corte d’Appello di Bologna ha dichiarato l’incompetenza del Tribunale di Reggio Emilia sulla procedura di concordato Ferrarini ordinandone il trasferimento, con tutti gli atti, al Tribunale felsineo in quanto sede distrettuale della sezione specializzata in materia di imprese. Con tale decisione la Corte d’appello ha fatto valere l’articolo 27 del Codice delle crisi e dell’insolvenza delle imprese che stabilisce, per i gruppi di grandi dimensioni o in amministrazione straordinaria, che la competenza sia dei Tribunali sede delle sezioni specializzate distrettuali in materia d’imprese, in questo caso, appunto, Bologna. Il Decreto della Corte d'appello trae origine dal ricorso presentato da Banca Intesa e Unicredit, la parte finanziaria della cordata guidata dal gruppo cooperativo Bonterre-Grandi Salumifici Italiani, con l'obiettivo di 'azzerare' il via libera ottenuto dalla cordata avversaria, quella capeggiata dal gruppo Pini di Sondrio, leader in Italia nella produzione e commercializzazione di bresaola. Essendo il Tribunale di Reggio Emilia incompetente in materia, come ravvisato dalla Corte d'appello, decadrebbe dunque anche l'ok alla presentazione del piano industriale, perno della seconda proposta concordataria firmata dal gruppo di Sondrio (peraltro già azionista di Ferrarini all'80% e appoggiato anche da Amco, la società specializzata nel recupero crediti deteriorati controllata al 100% dal Mef). Ora che i giudici felsinei hanno dichiarato fondato il secondo reclamo, relativo proprio all’incompetenza del Tribunale di Reggio Emilia, resta da capire se, come e quando si giungerà all'esame e all'omologa di una delle due proposte concordatarie. Quello che è certo è che al momento il gruppo Ferrarini, azienda storica italiana fondata nel 1956, naviga in cattive acque e necessita di un pronto rilancio. La stessa Ferrarini, che aveva presentato concordato in bianco nel 2018 sotto il peso di 250 milioni di debiti, è 'schierata' con Pini e si dice pronta a ripresentare al Tribunale di Bologna la proposta che ha al centro il sostegno del gruppo di Sondrio. Ma dall'altra parte ci sono Intesa e Unicredit, creditori legittimati ai sensi dell’art. 163 della legge fallimentare vantando ben 50 milioni di crediti verso l'azienda agroalimentare reggiana. E gli istituti di credito, partner nella cordata Bonterre, non vogliono affatto farsi da parte forti di un’offerta migliorativa verso i creditori rispetto a quella presentata dal gruppo di Sondrio (ristoro superiore al 30%).


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