Crisi Aziendali

Concordato bocciato, Trevi prepara appello


Trevi non ci sta e prepara la contromossa. Dopo la bocciatura dell'accordo di ristrutturazione, già approvato dai creditori ma non dal tribunale di Forlì, il colosso romagnolo delle costruzioni sta predisponendo il ricorso alla Corte d'Appello di Bologna al fine di chiedere l'omologazione del piano. Nel frattempo la situazione di incertezza, oltre ad aver innescato a Piazza Affari una forte ondata di vendite sul titolo, crollato fino al -18%, tiene in ansia migliaia di lavoratori del Gruppo e delle controllate. La bocciatura da parte del Tribunale ha fatto slittare l'operazione di ricapitalizzazione della società, con contestuale ristrutturazione del debito, ma Trevi non si scoraggia e in una nota comunica che “il Gruppo resta convinto circa l’erroneità del provvedimento" e annuncia che "verrà presentato nei prossimi giorni reclamo ufficiale affinchè, con revisione del provvedimento di rigetto, venga accolta la richiesta di omologazione dell’accordo". Insomma dall'azienda traspare ottimismo e fiducia rispetto a quello che si configurerebbe come uno stop temporaneo del tribunale, che ha bloccato il piano di salvataggio dell'azienda sponsorizzato da Cassa Depositi e Prestiti, Polaris e le banche creditrici. Al tempo stesso sono state "attivate le opportune interlocuzioni per l'adozione di tutte le opportune misure conservative della manovra di ristrutturazione in corso, sia con gli azionisti che hanno assunto impegni di sottoscrizione dell'aumento di capitale, sia con le banche e le istituzioni finanziarie partecipanti all'accordo di ristrutturazione" e anche con Megha Engineering e Infrastractures, che dovrebbe comprare la divisione oil&gas del gruppo. Nonostante questo, spiega Trevi, "non è verosimile" che l'aumento possa essere deliberato entro il 2019.


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