Le novità riguardanti il Codice della Crisi introducono importanti integrazioni circa la definizione stessa di crisi, inclusa l'individuazione stessa degli indicatori di sicurezza. A questi si aggiungono gli strumenti utili per risollevare l’impresa. Queste modifiche intendono migliorare la gestione delle crisi d'impresa e garantire maggiore chiarezza normativa. Sarà sempre favorita la continuità e la ripresa delle attività aziendali.
Il 1° luglio dello scorso anno è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il disegno di legge 83/2022 recante le modifiche al Codice della Crisi e dell'insolvenza. La pubblicazione prevede l'attuazione della direttiva UE 1023/2019 in tema di ristrutturazioni e insolvenza. Precedentemente, a 15 giugno 2022, il nostro governo ha introdotto ulteriori modifiche con il Decreto Legislativo n. 14 del 12 gennaio 2019, il “Codice dell’Insolvenza” o "CCII". Inizialmente l’entrata in vigore del Codice della Crisi e dell’Insolvenza fu fissata per l’agosto del 2020. A causa della pandemia da COVID-19 la data è stata rinviata numerose volte.
Questo codice ha come obiettivo quello di fornire un quadro normativo per affrontare le situazioni di crisi da parte delle imprese. Successivamente dovrà gestirne le insolvenze. Esso mira sostanzialmente ad anticipare lo stato di crisi, intervenendo (dove possibile) cercando di evitare un aggravamento della situazione.
Cronologicamente il codice della crisi è entrato in vigore il 15 luglio 2022 con il disegno di legge 83/2022. Ciò è avvenuto dopo aver recepito la Direttiva insolvency (Dir. 2019/1023).
In questo articolo andremo ad analizzare i punti fondamentali del disegno di legge. Tra i punti fondamentali analizzeremo anche altri assetti organizzativi delle società in crisi.
Impresa in Stato di Crisi e il nuovo Codice
Il decreto legislativo Lgs. 14/2019 definisce l'impresa lo stato di crisi. E quindi: "Lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l'insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate''. Possiamo individuare l’impresa in crisi come il “debitore” che non è in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. Dunque, il punto focale risiede a monte del fallimento.
Come anticipato, l’obiettivo principale del nuovo codice è quello garantire, in maniera preventiva e tempestiva, la crisi d’impresa. In tal senso tutte le imprese dovranno provvedere ad adeguarsi a sistemi di “prevenzione”. L'attenzione è quindi soprattutto sugli assetti organizzativi, amministrativi e quindi contabili dell'impresa. Il nuovo Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza è costituito da ben 391 articoli. Tra i fattori da tenere sotto controllo per evitare il fallimento vi è un’ottimale gestione del rischio e l’impostazione di una forte compliance. L’obiettivo principale è quello d'identificare (in primis e con largo anticipo) il problema e successivamente mitigare i rischi finanziari e operativi.
Quali sono le azioni che deve mettere in atto l’azienda?
Sotto il profilo organizzativo sarà necessario:
- Assicurare che le decisioni e le direttive siano esercitate con competenza e responsabilità adeguate;
- Le decisioni aziendali devono essere prese a partire dopo aver ricevuto un adeguato "approvvigionamento informativo". Sotto il profilo amministrativo:
- Programmazione dell'operatività aziendale su "processi”;
- Definizione di "procedure" lineari e capaci di garantire svolgimento delle attività imprenditoriali al meglio. Sul piano contabile:
- Attivazione di strumenti e flussi informativi per monitorare costantemente i fatti di gestione aziendale.
Queste modifiche mirano a migliorare l'organizzazione interna delle imprese. Esse garantiscono una chiara attribuzione delle responsabilità decisionali, un flusso informativo adeguato e una gestione amministrativa efficiente. Inoltre, mirano a implementare un sistema contabile più completo, che permetta di monitorare costantemente l'andamento delle attività aziendali.
Quali sono i principi europei?
Tale intervento è fondamentale per adeguarsi ai principi europei. È necessario rendere chiaro sin da subito se esiste la possibilità che un’impresa vada in crisi. Dovranno essere implementati nuovi strumenti di allerta che incentivino l'imprenditore a impegnarsi per il superamento della situazione di difficoltà.
Si sta procedendo ad adeguare il codice al fine di attuare la Direttiva UE 2019/1023. Questa riguarda i quadri di ristrutturazione preventiva, l’esdebitazione, le interdizioni, insolvenza ed esdebitazione. Essa prevede anche misure volte ad aumentare l’efficacia delle procedure di ristrutturazione (la “Direttiva sull’Insolvenza “). È doveroso specificare che tale direttiva va a modificare la UE 2017/1132.
- Tempestività. All’impresa bisogna fornire tutti gli strumenti per individuare, in maniera precoce, la crisi in arrivo. Gli imprenditori dovranno essere invogliati ad agire volontariamente per superare la situazione di difficoltà. Ciò è necessario al fine d'intervenire prima che la crisi si aggravi ulteriormente.
- Previsione ed autonomia. Alle imprese può essere dato maggior margine di manovra nella gestione della crisi e nella ricerca di soluzioni. Ciò significa che potrà non essere richiesta una procedura giudiziaria.
- Niente è perduto. Viene promossa la tutela e la “risanabili dell’impresa” per garantire una continuità aziendale.
- Linearità con gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che mira a ridurre i tempi della giustizia. Questo garantisce una gestione più rapida ed efficace delle crisi d'impresa.
Cosa deve fare l’imprenditore per evitare la crisi?
Innanzitutto, la definizione di crisi viene largamente ampliata. Segnali di crisi si possono trovare anche in assetti organizzativi mal funzionanti dell'impresa. Non c'è da pensare solo alle difficoltà finanziarie. Possono essere ritrovati anche in assetti informatici, strategici e operativi.
Esistono nuovi indicatori che supportano il vuoto dell’articolo 2086 del Codice Civile. In buona sostanza riguardano le misure che l’imprenditore deve prendere per tutelare i propri lavoratori. Se non adottate, potrebbero essere causa di crisi dell'impresa.
Secondo il comma numero due dell’articolo 2086, l’imprenditore deve:
- Adottare assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa. Non solo: deve farlo in funzione della rilevazione tempestiva della crisi d'impresa.
- Attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.
Seguendo lo stesso quadro normativo, l’imprenditore ha l'obbligo di stabilire un'organizzazione, un'amministrazione e una contabilità adeguate alla natura e alle dimensioni dell'impresa. Il suo ruolo è fondamentale nell’individuare i primi segnali di crisi. Egli deve essere pronto ad agire per il benessere della sua stessa impresa. Il consiglio è quello di non sottovalutare mai i primi segnali di crisi della propria impresa e agire tempestivamente con una strategia adeguata, preventivamente studiata.







