Concordato Preventivo

Cantarelli e nuovo Polo universitario di Torino: concordato?


La sezione fallimentare del tribunale di Arezzo ha rigettato la domanda di concordato in continuità depositata dagli avvocati della Cantarelli Spa, una famosa azienda che produce capi d'abbigliamento per uomo, diretta a lottare contro la crisi che è stata, ormai, decretata per somme che superano un paio di decine di milioni di euro.
Il tribunale ha dichiarato l'inammissibilità della proposta presentata dalla Cantarelli di carattere sanatorio per i debiti, utile a proseguire l’attività produttiva e, quindi, il 22 ottobre, data dell'udienza successiva, si andrà a dichiarare lo stato di insolvenza. L'azienda produce lavoro per circa 271 dipendenti, dove 150 di questi, erano tornati a lavorare nello  stabilimento di Terontola, non distante dal confine con l’Umbria. E' una società con un indotto di 650 lavoratori tra Toscana e Umbria.

Il Tribunale ha detto no al concordato preventivo

Il piano del concordato preventivo era stato scritto dallo studio Gatteschi e Catacchini e con questo si voleva, mediante una newco (guidata da Emiliano Rinaldi), rilanciare l'azienda in modo da migliorare gli asset. I giudici non si sono, però, lasciati convincere. Il concordato che fu presentato, prevedeva che 170 lavoratori passassero nella newco, che ha la propria sede a Terontola, attraverso un contratto di solidarietà al 50 per cento per 40 tra questi.
Attraverso l’amministrazione straordinaria non si vorrà liquidare l'azienda ma conservare il patrimonio dell’impresa, andando a recuperare e risanare l’azienda ormai individuata come insolvente in modo da ridurre il rischio di disperdere il patrimonio e di ridurre i posti di lavoro. Con l'insolvenza che negli effetti equivale ad un fallimento, si provvederà alla nomina di un commissario o più, che si occuperà dello studio di una possibile ripresa. Solo qualora vengano redatti piani di ristrutturazione e rilancio, la procedura andrà avanti. Al contrario ci sarà il fallimento. 

Il nuovo polo di Scienze Umanistiche di Torino è bloccato a causa del deficit della società

Verrà deciso ad ottobre il futuro dell'area in totale degrato, nel centro di Torino, davanti a Palazzo Nuovo e a non lontano dalla Mole, tra topi e sporcizia. E' l'area del palazzetto Aldo Moro, con tre didattiche e parcheggio annesso.
I piani iniziali erano differenti. Siamo nel 2013 e si pensava di far sorgere aule, biblioteche, uffici, mense, parcheggi e box per automobili. L'idea era nata nel 2009 e veniva dall'Università la quale aveva dato in concessione alla società Usp, University Service Project, l'intera area per la realizzazione dell'intervento attraverso un project financing. Tuttavia, tutto è andato male, questo da un lato a causa della crisi e, dall'altro, a causa dei problemi del socio di maggioranza (75%) della Usp: l'impresa Rosso Costruzioni. Tale società nel 2012, quando si sarebbero dovute discutere nuovamente le condizioni generali con l'Università, ha presentato una richiesta di concordato preventivo.
Ma l'Usp, di cui erano soci di minoranza il Consorzio Coperative Costruzioni, ha preso a produrre delle vere e proprie perdite, che hanno raggiunto gli oltre 6 milioni nell'ultimo esercizio. Impresa che in qualche modo è riuscita ad incassare qualcosa: si conta che siano stati venduti sulla carta più di venti box per i quali è stata data la caparra. E chi aveva scorto nei parcheggi costruiti nell'area Aldo Moro una soluzione per investire a lungo termine o una strada semplice per non perdere tempo a cercare parcheggio con l'automobile ha poi deciso di presentare richiesta di fallimento avverso la Usp.
Sarà ottobre il mese decisivo per comprendere il futuro della società, la quale, per tutelarsi, ha presentato il concordato preventivo. Il tribunale fallimentare dovrà scegliere se concedere il concordato o decidere il fallimento. Intanto il centro di Torino ha nel suo cuore questo buco nero dove sembrano crescere la sporcizia e la desolazione.
L'Università, sotto la guida del rettore Gianmaria Ajani, non può fare molto se non attendere che un gruppo di costruttori rilevi la società e la concessione.
Essendo un project financing neanche il progetto appartiene all'ateneo, ma alla società che ha acquisito in concessione la proprietà delle aule per 30 anni, andando a scambiare un affitto di 1 milione e 300 mila euro dall'Università, e quella dei box per 99 anni. Il progetto vale 32 milioni di euro. Le strade sono solamente due: quella del ripartire, riprendere il lavoro, terminarlo, in almeno quattro anni, oppure l'unica via percorribile sarà quella del fallimento. Non è ancora chiaro, dunque, se il plesso che era stato immaginato per il polo di Scienze Umanistiche sarà un mero sogno che verrà risucchiato da quel buco nero, oppure potrà essere una nuova realtà.